La scelta del nome

Hai 9 mesi per scegliere il nome del tuo bambino, se non sei tra quelle che già prima fantasticava sui propri bambini e su come si sarebbero chiamati. Eppure, quando comincerai a parlarne con amici e parenti, quando lo accosterai al cognome del papà, quando penserai alle rime che potranno creare i crudeli compagni della materna, ogni granitica certezza potrebbe crollare.

Vediamo un po’ i passi per scegliere un nome da zero. Procuriamoci un elenco di nomi, un manuale o la stampa di uno dei tanti elenchi che si trovano online.

scelta del nome

credits: Elena Zannoni

Dapprima è bene selezionare un buon numero di nomi, noi eravamo partiti da una ventina, tra maschi e femmine. Poi giravamo con un taccuino in cui annotavo i nomi sentiti in giro (“Anastasia vieni qui!!”, “Jacob, è ora di merendaaa!”, si perché diciamolo, l’era delle Sue Ellen sarà pure finita, ma adesso vanno alla grande uomini lupo, vampiri e protagonisti di libri di gran moda tra le mamme), nella maggior parte dei casi le annotazioni sono servite per depennare nomi che mi avrebbero riportato alla mente bambini particolarmente terribili o nomi inflazionati (ogni periodo ha i suoi, il 2012 è stato un anno di Viole, Sofie e Mattei dalle mie parti).

Attenzione, poi, anche la legge italiana dice la sua sul nome: non puoi dare a tuo figlio il nome del padre o di fratelli e sorelle, nomi ridicoli o vergognosi e nomi che sono cognomi: “Totti Rossi” o “Boateng Bianchi” quindi sono un grande NO.

Se non è proprio indispensabile evita i nomi doppi e quelli tripli, perché per la burocrazia italiana i nomi doppi sono un buco nero senza fine, nonostante sia stata superata la normativa che obbligava a inserire la virgola. Se chiami tua figlia Angela Maria Teresa, sappi che impazzirà tra le tre possibili versioni: “Angela Mariateresa”, “Angelamaria Teresa” e che comunque dovrà firmare sempre con tutti i nomi in qualsiasi atto o documento.

Sarebbe necessario anche attribuire nomi corrispondenti al sesso del bambino, ma il funzionario dell’anagrafe non potrà opporsi se vuoi chiamare tua figlia Andrea, come non può opporsi negli altri casi sopra elencati (“nomi vergognosi”, etc..), ma può darne comunicazione alla Procura, che potrebbe fartelo modificare.

Procediamo: accosta il nome al cognome. Se il cognome è lungo è meglio optare per il nome breve e viceversa. Ricordiamoci che il nostro povero piccolo prima o poi dovrà firmare dentro gli spazi piccolissimi della burocrazia moderna e non solo: magari deciderai di tatuarti il nome del piccolo, per un Giambattista potrebbe servire un braccio intero.

Secondo passo: limita i nomi difficili, quelli che verranno perseguitati per tutta la vita da “Come si scrive?” “Con la c o con la k?” “H finale?”. Pensa a lui/lei.

Infine, per nessun motivo, mi raccomando, comunica a amici e parenti i nomi che sono “in finale”. Ognuno esprimerà la propria preferenza mettendoti mille dubbi in testa. Dal ricordo di una zia megera con quel nome, all’accostamento con qualche personaggio pubblico di dubbia moralità (“Ma come, lo vuoi chiamare Pietro, come il mostro di Firenze?”), fino alle canzoni che contengono quel nome costringendo la tua mente a fare questo collegamento per sempre.

Ai parenti e agli amici si deve dire un solo nome, quello definitivo, in modo che, salvo alcuni casi “cronici”, abbiano pudore a fare i commenti.

Lo dice una che ha chiamato il proprio figlio Tobia (“ia, ia oh!”) e che si è molto divertita con gli sguardi perplessi degli interlocutori. Ma poi c’era anche il “Giovane esploratore Tobia”, che “gira la testa e vede un vagone bruciare, tira l’allarme e salva la ferrovia, giovane esploratore Tobia.”