La villocentesi

Una delle ultime nate nell’ambito della diagnosi prenatale è la villocentesi un’esame che viene consigliato a chi ha più di 35 anni e il cui esame della translucenza nucale abbia evidenziato un certo spessore. Anche le gestanti che hanno familiari portatori di alterazioni cromosomiche è fortemente consigliato questo esame che si può fare la tra 10ª e la 13ª settimana. È comunque consigliato a chi sente il bisogno di ulteriori accertamenti per condurre una gravidanza in tranquillità, anche se come tutti gli esami diagnostici non è in grado di garantire il 100% di sicurezza. L’esame non prevede particolari preparativi. Nei due/giorni ore successive al prelievo viene consigliato il riposo e l’astensione da rapporti sessuali.

villocentesi

credits: barnesjewish.org

Nonostante sia un esame invasivo, la villocentesi è sicuramente un esame molto utilizzato e che vanta una percentuale di successo alta, essendo in uso ormai da alcuni anni.

Nella villocentesi viene prelevata una piccola quantità di placenta con un ago sottilissimo. In particolare si prendono in esame i villi coriali, ovvero la parte embrionale della placenta che viene sottoposta ad analisi cliniche per escludere il rischio che il feto sia affetto da una malattia di tipo cromosomico: si tende ad indagare prima di tutto la trisomia 21 o sindrome di Down e altre malattie come la talassemia. Il prelievo ha la durata di 10 secondi circa e l’ago viene mosso leggermente in su e in giù per asportare il materiale, comportando un piccolo fastidio nella zona della cute.

L’obiettivo è la diagnosi precoce di malattie genetiche ma la differenza sostanziale rispetto alla più conosciuta amniocentesi è che essa comporta un prelievo di liquido amniotico e viene eseguita in un periodo successivo ovvero tra la 16ª e la 18ª settimana di gravidanza.

La villocentesi ha quindi il vantaggio della precocità della diagnosi che significa anche un tempo maggiore di reazione nel caso in cui ci sia da prendere delle decisioni sul decorso della gravidanza e la possibilità eventuale di intervenire quando il feto è più piccolo con una ripercussione psicologica più lieve sulla madre. Rimane anche la possibilità di avvalersi di un ulteriore amniocentesi prima di prendere qualsiasi decisione.

In pratica essere ad uno stato iniziale della gravidanza può essere un elemento fondamentale per decidere se interrompere la gravidanza nel caso in cui gli esiti incrociati di più esami siano negativi. L’interruzione si svolge in pochi minuti con un raschiamento in anestesia totale che non comporta rischi.