Minacce d’aborto: cosa fare?

Sebbene sia la più grande preoccupazione di tutte le donne incinte, la minacce d’aborto si verificano piuttosto frequentemente.
Le minacce d’aborto possono sfociare nell’interruzione spontanea della gravidanza, ma non sempre ciò si verifica.

Minacce d’aborto: i sintomi

minacce d'aborto

credits: alubavin

Il sintomo principale delle minacce d’aborto è la perdita di sangue dai genitali, di un colore che può andare dal rosso vivo al marroncino.
Il sanguinamento ha origine nell’utero e potrebbe essere un segnale di distacchi, più o meno ampi, di tessuto coriale (il tessuto che costituisce i “sacchetti che contengono il feto”) dalla decidua (il tessuto che “tappezza” internamente l’utero durante la gravidanza).
Spesso le minacce d’aborto rimangono tali e si risolvono con una cura farmaceutica e tanto riposo senza compromettere la prosecuzione della gravidanza, me se è presente una perdita ematica abbondante e/o persistente unita a dolori addominali simili ai crampi mestruali localizzati nella regione sovra pubica il rischio di aborto aumenta.

Come viene effettuata la diagnosi delle minacce d’aborto?

Spesso è la visita ginecologica che permette di valutare lo stato di contrattura uterina, l’entità delle perdite ematiche e permette di escludere sanguinamenti “esterni” all’utero.
Inoltre consente di valutare lo stato del canale cervicale e della cervice uterina: un canale cervicale chiuso ed una cervice di normale spessore sono segni favorevoli.
Oltre alla visita, una diagnosi più accurata si può avere grazie all’ecografia pelvica gravidanza extra-uterina e permette la visualizzazione dell’embrione o del feto, del battito cardiaco e di eventuali raccolte ematiche intrauterine (aree di distacco).

Quale terapia seguire in caso di minacce d’aborto?

Se le minacce d’aborto si verificano durante il primo trimestre di gravidanza la terapia di solito consiste nella somministrazione di progesterone che riduce le contrazioni uterine e sostiene l’embrione con le sue membrane nel loro sviluppo.
Se invece le minacce d’aborto si verificano nel secondo trimestre la terapia sarà a base di farmaci tocolitici che “rilassano” la muscolatura uterina e inibiscono le contrazioni.
In entrambi i casi il riposo assoluto determina riduzione delle contrazioni uterine e facilita il riassorbimento di eventuali raccolte.