Il secondo figlio: io speriamo che me la cavo

secondo figlio

credits: Virginia Scirè

Abbiamo aspettato 3 anni prima di ritentare la ricerca di un secondo figlio.

In realtà dopo i 18 mesi del nostro primo bambino, abbiamo cominciato a cercare il secondo figlio. Il miracolo, che ovviamente non è arrivato, perché le storie del tipo : «Sai era sterile, ha fatto un figlio con la fecondazione assistita e poi è rimasta incinta del secondo figlio naturalmente», ecco queste storie capitano sempre agli altri.
Comunque, nonostante tutto l’impegno, preso atto che la cicogna aveva smarrito la strada di casa nostra ancora una volta, ci siamo rimessi in pista con la fecondazione assistita.

Dato che dovevamo programmarlo, abbiamo cercato di farlo nel migliore dei modi.
Sono una mamma imprenditrice e non godo dei privilegi di chi è dipendente, niente maternità a rischio, né obbligatoria, né facoltativa, 400 euro al mese per 5 mesi e tanti cari saluti, questo mi ha risposto l’Inps quando mi sono informata 1 anno e mezzo fa.

Quindi, insieme alla ricerca del secondo figlio, è iniziata la pianificazione: dovevo conciliare visite, esami, monitoraggi, con lavoro, figlio 4 enne, casa, parenti e amici e pensare anche alle conseguenze di un’eventuale gravidanza. Perché quando hai un’attività in proprio, che per alcuni aspetti non va avanti senza di te, non puoi permetterti di stare a casa, e tenendo conto che la prima gravidanza non era stata una passeggiata, abbiamo deciso di aspettare il momento giusto.

Ad Aprile 2012 ci siamo rimessi in pista (così si dice in gergo) e quindi è iniziato il tour de force degli esami e visite varie per la ricerca del secondo figlio Se non ci siete passati, non potete capire, cosa significhi prenotare e fare gli esami nei tempi prescritti dai medici.

Si perché le nostre ovaie fanno il loro lavoro indipendentemente dalle liste di attesa dell’Ulss o del dottore di turno. Tanto per citarne uno, dovevo fare un’isteroscopia prima di Agosto e per trovare posto ho chiamato gli ospedali di mezzo nord Italia per trovare poi un posto a Torino (e io sono di Treviso) che come dire non è proprio dietro l’angolo.

È cominciato cosi il delirio, del chiama questo, chiama quello, vai in quell’ospedale, senti il medico, fai l’esame, prendi l’esito, il tutto ovviamente lavorando e gestendo mio figlio. E per fortuna esiste il telefono, passavo dai risultati dell’ecografia a parlare di magliette per bambini come se niente fosse, sempre con il sorriso stampato in fronte perché nessuno doveva sapere, soprattutto mio figlio.
Ecco se sono andata avanti nella ricerca del secondo figlio è stato grazie a lui, in lui mi sono rifugiata nei miei momenti no, quando le mie ovaie pigre non rispondevano, quando l’ennesimo esame andava male, lui c’era, con quegli occhi che brillavano di gioia, quando mi vedevano fuori dal cancello dell’asilo ad aspettarlo.
Quegli occhi, pieni di vita, sono stati la mia forza e sono andata avanti.
A Settembre nonostante tutto fosse andato storto, il tentativo va bene e rimango incinta, e me ne accorgo subito, dopo 6 giorni dal transfer dei 2 embrioni, cominciano i sintomi della gravidanza, mal di schiena, dolori mestruali, pipì frequente, sono sicura di essere incinta, cosi decido di fare un test la mattina dopo.

Mi alzo alle cinque, vado in bagno lo faccio ma è negativo, vado a letto con le lacrime e mi metto a dormire. Mio marito che mi conosce, dopo mezz’ora si alza e vede la linea, è vero che si deve guardare non oltre i 10 minuti, ma vi posso giurare che i miei test negativi sono rimasti tali anche dopo ore.
La mattina dopo altro test di gravidanza positivo, e questa volta subito, allora si è vero sono incinta, prendo la macchina vado in ospedale a fare il prelievo del beta-hcg e in macchina canto felice, ce l’ho fatta penso, aspetto l’esito e dopo 5 ore ecco la prima bastonata, un bel 11, un valore che mi ricorda tanto il mio aborto di 5 anni prima.

Comincia cosi il calvario degli esami ogni 2 giorni per vedere se il valore cresceva, ho rifatto il prelievo sei volte nel giro di 12 giorni, avrei dovuto essere felice ma non potevo. In quelle ore di attesa, prendevo il mio bambino e lo abbracciavo forte, era quello l’unico modo per staccare, perché qualunque cosa facessi il pensiero cadeva sempre lì, io e mio marito eravamo sembravamo 2 automi in balia degli eventi.

Dopo il sesto prelievo, finalmente un po’ di ottimismo, i valori andavano bene e potevamo sperare, ma ecco che una mattina mi sveglio e trovo sangue. Inizia il ciclo, vado in ospedale preparata al peggio e, durante l’ecografia, con meraviglia scopro che quella che pensavo essere la gravidanza del mio secondo figlio è invece una gravidanza gemellare. Ma uno se ne sta andando.
Riposo assoluto e pregare che l’altro vada avanti, queste sono le parole del ginecologo, torno a casa mi metto a letto, raddoppio i farmaci e aspetto. Giornate lunghe interminabili, dove da un lato mi sentivo in colpa per non riuscire a seguire mio figlio, dall’altro in dovere di proteggere la vita che cresceva dentro di me.

Siamo stati fortunati è andato tutto bene, un piccolo ci ha lasciato ma l’altro è rimasto con noi e quindi sono iniziate le nausee.
Ma questa volta ero pronta, memore dell’altra gravidanza conoscevo tutti i trucchi e quindi via di Coca Cola, liquirizia e cracker, trucchi che ovviamente non hanno funzionato e mio figlio che mi guardava e mi diceva : «Mamma perché gomiti sempre?».

Passati i 3 mesi glielo abbiamo detto, ma lui lo sapeva già che c’era Giacomo nella pancia della mamma, il suo fratellino. Il nostro secondo figlio.
Giacomo che poi alla morfologica è diventato Giacomina con grande sorpresa di tutti. Quella che non ci crede è mia suocera, che ancora adesso (sono a 30 settimane) mi chiede se sono sicuri che sia una bambina.
Io nonostante tutto sono in uno stato di grazia, è cosi che mi sento.

Ho la colestasi gravidica, passo le giornate e a volte le notti in preda al prurito, ma sono felice, felice per questa seconda grande fortuna che mi è capitata. Felice per questo secondo figlio tanto atteso.
Felice perché la vita cresce dentro di me, io che non dovevo essere madre, lo sarò per la seconda volta.
Certo ci sono le giornate no, dove la pancia ti pesa, dove hai mal di schiena, dove la notte non dormi e la mattina devi portare il bimbo all’asilo e andare al lavoro.

Perché non è che la gravidanza sia una passeggiata, anzi, a partire dal settimo mese il tuo corpo comincia a dare i primi segni di cedimento e la stanchezza regna sovrana.
Ecco con la seconda gravidanza si è molto più stanchi questo si, non c’è il tempo di riposare come  per la prima, il fratello maggiore richiede le sue attenzioni e il suo tempo, e alle volte non è facile mettersi a giocare quando avresti voglia solo di spiaggiarti sul divano.

Ho provato ieri il gioco rilassiamoci a letto nella speranza si addormentasse, ma dopo 5 minuti mi ha detto che era già abbastanza rilassato e si messo a saltare sul letto. Fortuna che esistono i papà e i nonni, ecco senza il loro aiuto davvero non so come farei, invidio quelle che ce la fanno da sole, ma io non sono cosi, passo le notti insonni e senza aiuti certi giorni sarebbe davvero dura.
Ho imparato a chiedere aiuto, quando sono incinta ne sento proprio il bisogno, mi sento indifesa, bisognosa di più attenzioni e di aiuto.
E non è uno status mentale, è anche un’esigenza fisica, è proprio il tuo corpo che ti dice stop con chiari segnali.
Ci sono quelle mamme che sembrano essere nate per fare solo quello, e sono completamente autonome, che fanno gravidanze splendide, gestiscono un primo e un secondo figlio senza problemi, che hanno bimbi buonissimi, educati, perfetti.

Ecco io non so come facciano, ci provo, ci metto il mio impegno ma proprio non ci riesco, e so che con l’arrivo del secondo figlio sarà anche peggio.
Conciliare famiglia e lavoro, gestione della casa, sarà dura, soprattutto perché dovrò rientrare al lavoro presto e anche quando sarò a casa comunque lavorerò, ma non mi spaventa. Non aspiro al premio “mamma perfetta” , mi accontento di trovare un equilibrio per me e per la mia famiglia e il resto non conta.
Sbaglierò anche questa volta, ne sono certa, ma sbaglierò con più leggerezza, senza sentirmi in colpa o con la paura di essere giudicata.
Non so come sarà tenere di nuovo in braccio un neonato, ricominciare tutto da capo, consapevole del fatto che un tassello alla volta costruiamo il suo futuro, perché se c’è una cosa che ho imparato con il mio primo figlio e che è fondamentale l’educazione che gli viene data nei primi anni di vita.
Siamo noi genitori che accompagniamo nostro figlio nella sua crescita, cercando di dargli le basi e gli strumenti per affrontarla, rispettando la sua individualità, cercando di aiutarlo quando le cose non vanno, alle volte facendoci anche un esame di coscienza.

Perché non dobbiamo essere genitori perfetti, tutti sbagliamo, l’importante è rendersene conto e fare magari un passo indietro, o chiedere aiuto.
Abbiamo già iniziato a contare i giorni, con la colestasi è cosi, ogni giorno è guadagnato, ogni settimana gli esami del fegato ci dicono quanto ancora possiamo andare avanti e tiriamo un sospiro di sollievo, manca ancora un mese e finalmente raggiungeremo il traguardo delle 34 settimane, e da lì la nostra strada sarà tutta in discesa verso la nostra nuova vita di famiglia a 4… e io speriamo che me la cavo!