Yoga in gravidanza

Si dice yoga e si pensa al tempo per sé, alla ricerca dell’armonia, al rallentare la corsa. Condizioni desiderabili in ciascun momento della vita, ma soprattutto durante la gravidanza. Incuriosita dalla lettura di una ricerca inglese che dimostra che la pratica di yoga in gravidanza aiuta ad attenuare i sintomi di depressione e favorisce l’attaccamento con il piccolo, in occasione del recente Yogafestival di Milano ho deciso di provare un seminario in tema. Si trattava del “Respiro nella gravidanza e nel parto”, tenuto da Peggy Eskenazi, insegnante di yoga in gravidanza e Raja Yoga presso l’associazione Artè di Milano. Dopo un’ora e mezza di grande rilassamento, Peggy mi ha spiegato le caratteristiche principali di questo tipo di pratica.

Yoga in gravidanza

credits: Alessandra Dell’Orto

Quali sono i principali benefici dello yoga in gravidanza per la mamma e per il bambino?
«La pratica vuole trasmettere la preziosità del momento della gravidanza, aiutando le donne a viverla in maniera consapevole e conducendole all’ ascolto sottile del rapporto con bambino, attraverso il fluire del respiro. È un vero e proprio nutrimento per noi, soprattutto ora che siamo in carriera quanto gli uomini e abbiamo vite altrettanto stressanti».

Come è nato il suo interesse per lo yoga in gravidanza?
«L’ho praticato durante i mesi di attesa dei miei due figli; ho trovato straordinario ascoltare le trasformazioni che avevano luogo nel mio corpo, imparare a respirare correttamente e a compensare i dolori. Insegnavo già Raja Yoga ma ho deciso di specializzarmi ulteriormente».

Qual è il periodo della gravidanza giusto per iniziare un corso?
«Non il primo trimestre, che è quello con il più alto rischio di aborto, a meno che non si pratichi già abitualmente. L’ideale è il secondo trimestre, quando il corpo si è già adattato alla nuova condizione».

Ci sono delle posizioni che aiutano nei problemi tipici della gravidanza, come i dolori al nervo sciatico?
«Sì, ad esempio quella del gatto, in cui si inarca la schiena verso l’alto e poi verso il basso accompagnando il movimento con il respiro e la mobilizzazione del bacino. Per migliorare la stasi venosa, invece, è utile mettersi sdraiate con il bacino contro il muro e portare i piedi in alto. E per il senso di limitazione del respiro, a fine gravidanza, aiutano le flessioni laterali, stando attente a non comprimere».