Harmony test: niente più test invasivi

25 marzo 2013

Per la prima volta in Italia, presso il CAM di Monza è disponibile un esame non invasivo che rivela le trisomie fetali più comuni. Si chiama Harmony Test ed è un grande traguardo nella diagnostica prenatale: non è invasivo, è privo di rischi ed è avallato dalla comunità scientifica internazionale.

harmony test

credits: Dave Herholz

Il test prenatale si basa sull’analisi del sangue materno attraverso il quale si risale al DNA fetale; in questo modo il test è in grado di rivelare alcune tra le anomalie cromosomiche più frequenti. Per eseguire Harmony test, pertanto, è sufficiente un tradizionale prelievo di sangue materno.
L’esame ha dimostrato un’attendibilità superiore al 99% nel rivelare la trisomia 21 (Sindrome di Down) e rispettivamente del 98% e 80% nel rilevare le trisomie 18 e 13 (Sindrome di Edwards e Sindrome di Patau).
Le gestanti potranno sottoporsi al test a partire dalla decima settimana di gravidanza e avranno il risultato in circa 15 giorni. 

Inoltre Harmony test è l’unico che ha il sostegno esplicito della Fetal Medicine Foundation (Londra, UK) e del Prof. K. Nicolaides, il principale referente a livello mondiale nella diagnosi e nella terapia prenatale nonché direttore dell’Harris Birthright Centre per la Medicina Fetale (prima unità di diagnosi prenatale nel Regno Unito). 

Ad oggi, in Italia, l’unico modo per sapere certamente se il feto presenti anomalie dei cromosomi, è quello di sottoporsi a esami invasivi quali villocentesi e amniocentesi. Tali procedure, comportano sempre un rischio aggiuntivo di aborto (1 caso ogni 150-200 circa).
Con un tasso di falsi positivi di 50 volte inferiore a quello degli attuali esami di screening, Harmony Test riduce in maniera significativa il rischio che una gestante venga indirizzata inutilmente a sottoporsi ad un approfondimento diagnostico invasivo come l’amniocentesi.