Il linguaggio del corpo e la neve

02 gennaio 2013- di

La neve scende danzando, magico regalo del cielo. E una bambina è lì, la accoglie a braccia aperte. Piccola, di fronte all’immensità dello spettacolo naturale, ma così piena di sana energia e di felicità traboccante come solo i bambini sanno essere, quando vivono senza timore un’esperienza importante. «Ben protetta dagli indumenti, la ragazzina ride di gioia e vorrebbe impadronirsi di tutta quella bellezza, mentre gusta il sapore dei fiocchi che le accarezzano delicati il viso e le palpebre chiuse» commenta Francesco Padrini, psicoterapeuta esperto di linguaggio del corpo.

neve

«Non sa che inarcare la schiena e spalancare le braccia come fossero ali, con il viso proteso verso l’alto, è il gesto antico con cui gli esseri umani di tutte le latitudini rendono istintivamente grazie al cielo. Un segno di fiducia e di resa a potenze più grandi di noi, capace al tempo stesso di caricare il corpo di benefica vitalità». Intanto i piccoli cristalli, freddi di puro candore, si sciolgono al tepore della pelle, le arrossano le guance, scivolano lungo i capelli. Con i sensi all’erta  la bimba si apre allo spazio infinito. Intorno, nel silenzio ovattato, tutto è coperto da un incontaminato mantello bianco: il gioco della neve, si sa, è il più bello che ci sia.

Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna