Infertilità e le domande scomode

05 marzo 2013- di

È già da un po’ che cerchi un figlio, che ovviamente non ne vuol sapere di arrivare e tutto il mondo a chiederti, a rivolgerti quella domanda lì, la più odiata: «E tu cosa aspetti?». Vivi la tua vita, continui le attività di sempre, con l’unica differenza che in cuor tuo custodisci questo segreto, cercando di non fartene una colpa, come fosse un difetto, un’onta, un peso. Insomma ecco, fai quel che puoi per non condizionarti troppo l’esistenza e a volte ci riesci pure. Che in fondo si sta bene anche così, la vita ha gusto ed è piena e soddisfacente anche senza figli – ti dici.

credits: Francesca Righi

Non fosse che, per qualche arcano e sconosciuto motivo, il mondo lì fuori pare in attesa della lieta novella più di te e non manca di fartelo notare, a intervalli regolari. E non sto parlando di gente che lo sa, a cui lo hai raccontato, nossignore, mi riferisco proprio all’uomo comune, quello della strada per intenderci o quello in camice bianco.

Così può accaderti che vai dal medico, ad esempio, per un banalissimo controllo e ti scappa di chiedergli un consiglio qualunque, per via di certe cosette che ti ha trovato e che un po’ ti impensieriscono. Lui è un uomo di scienza, l’esperto della situazione, saprà sicuramente trovarti un rimedio adeguato, alla tua portata, efficace e definitivo. E succede che invece questo lume della ragione ti risponda proprio quello che non ti saresti mai aspettata e cioè:
«Deve fare un figlio, signora» e poi ci piazza lì un enigmatico «alla sua età…».
Punto. Non aggiunge altro. Lascia la frase appesa. Laconico, telegrafico, serafico, ti pianta lì sta freccia nel costato e poi prosegue le sue attività. Alla mia età cosa? Vorresti dirgli che ci stai provando, che non è che un figlio è una torta, compri gli ingredienti e lo fai, su ebay poi non lo vendono e oltretutto, anche volendolo, non arriva mica a comando. E accidenti! dovrebbe stare attento a quel che dice, dovrebbe conoscere anche l’altro lato della medaglia: The dark side of maternity. Ma ti limiti a sorridere, più un ghigno, la verità, sborsi i soldi, intaschi il monito e porti a casa.
E dopo? Dopo passi il resto dei tuoi giorni a interrogarti sul senso di quella sospensione, oscillando tra il desiderio masochistico di considerarti vecchia e scaduta e il cieco ottimismo di chi crede che la parola sottintesa fosse giovane, che associata a età fa tanto ‘hai tutto il tempo’. Ma propendi più per la prima opzione, ovvero che sei una vecchia gallina che deve sbrigarsi a sparare i suoi ultimi colpi buoni.