Conciliazione Lavoro-Famiglia: la mamma Jolly

Mi sto affacciando ora al magico mondo della genitorialità e so di vivere una condizione privilegiata, come donna prima che come madre. In realtà per me è tutto molto naturale, mi riferisco al fatto che ho un marito abituato a prendersi cura di me e della casa, che sono certa non mancherà di prendersi carico e cura anche del nostro piccolo in arrivo, così come farò io.

Parlare di conciliazione lavoro-famiglia presuppone spesso la figura della mamma/donna/moglie al centro del mondo della famiglia, che sopporta e supporta tutta la baracca, nemmeno fosse un’equilibrista. Io questa visione non la condivido, la vedo, la osservo, la conosco ma non potrei mai accettarla personalmente.

conciliazione lavoro-famiglia

credits: danyanais

Questo perché non posso nemmeno immaginare un modello di uomo diverso dal mio e di vivere in una cultura che non mi permetta di essere una donna soddisfatta e libera, nel rispetto e nell’equilibrio delle relazioni, tutti i giorni.

Da anni mi occupo di disegnare iniziative volte a favorire la conciliazione del lavoro delle donne con i loro impegni famigliari grazie anche alla mia appartenenza al Gruppo Donne di Manageritalia Milano, grazie alla rete di associazioni e organizzazioni femminili che frequento e stimo, grazie alla connessione con donne e uomini simili a me.

Posto che ognuno deve fare una riflessione sulla propria condizione personale famigliare e avrà scelto di portare avanti un certo modello di famiglia, dove spesso è la madre il perno, pensiamo invece a cosa ci può permettere di vivere meglio la conciliazione con il lavoro.

Cosa c’è in azienda che ti permette di vivere meglio? Ti manca qualcosa? Hai mai pensato «certo se ci fosse questo benefit potrei trotterellare meglio senza soffocare fra i mille impegni»?

Se pensiamo alla libera professione, alla attività imprenditoriale e alla condizione di lavoratrice dipendente le variabili cambiano e di molto. Ma in ognuno di questi casi possiamo trovare delle soluzioni senza farci prendere dal panico e dall’eccessivo senso di colpa.

Per me una delle prime chiavi è il confronto, con altri che vivano le stesse nostre esperienze, per esempio. Magari loro hanno trovato delle soluzioni creative per risolvere dinamiche organizzative famigliari/professionali, ma se non ci racconteremo gli uni con gli altri non lo sapremo mai. Spesso è l’isolamento che rende i problemi delle insormontabili crisi.

Confronto e condivisione alleviano le pene e rendono possibili l’identificazione di maggiori opportunità oltre a favorire l’allentamento di senso di colpa che viviamo quando crediamo di essere sole in una certa situazione, senza via d’uscita.

Il primo passo che possiamo fare verso la conciliazione dei nostri impegni di vita e di lavoro credo sia quindi fare il punto con sé stesse e richiedere l’aiuto di chi ci sta vicino, condividendo i nostri stati d’animo e le preoccupazioni, senza dare per scontato che tutto debba per forza gravare su di noi, perché, come avrebbe detto la mia nonna Rosa “non sta scritto da nessuna parte”.