I libri di Harry Potter e la potterite

20 febbraio 2013- di

Mia figlia è malata. Io ne vado fiero. Non è grave, si può guarire. Almeno spero. C’entra con i libri: tutta colpa di Harry, sì, lui: Harry Potter.

Le è stata diagnosticata una forma acuta di “potterite”. I sintomi sono evidenti: gira per casa con la divisa di Grifondoro, ha chiamato Harry, Ron ed Hermione i suoi animali di Nintendogs, contempla il suo Hogwarts fatto di Lego e via dicendo. Ogni tanto minaccia persino sua sorella più piccola con una bacchetta magica: cerca di fermarne l’implacabile dinamismo gridandole “Immobilus!” Non funziona mai. Se funzionasse ne venderebbero a milioni di quelle bacchette, no? Non divaghiamo.

I libri di Harry Potter danno dipendenza? Sì, la "potterite"

credits: Cristiano Callegari

Ovviamente la mia primogenita ha divorato gli otto film e soprattutto i sette libri della saga del maghetto. Da cui non riesce a uscire. E io comincio a preoccuparmi. Intendiamoci: quella della lettura è una malattia bellissima che mi auguro contagi tutti i bambini al momento giusto. Per questo, non mi stanco mai di ripetere, bisogna tirarli su a storie: raccontate, lette, inventate. Perché le storie fanno crescere, diventare grandi e forti: le storie sono cibo per il cervello e per il cuore.
Ma mai nessuna storia quanto la saga di J. K. Rowling ha saputo diventare meccanismo tanto perfetto: costruire mondi così fantastici eppure tangibili, crescere insieme ai suoi lettori e ai suoi protagonisti, accompagnandoli dall’infanzia all’adolescenza. Un incanto diabolico, quello di Harry Potter, che nei giovani lettori può dare dipendenza. Se sei “cresciuto” ad Hogwarts e misuri il mondo dei libri su quel parametro, in quale altra storia pensi di poter trovare altrettanta ricchezza, profondità, divertimento, emozione? E anche formazione, utilità, profondità. Sì, perché ormai è chiaro che Mrs Rowling è fior di scrittrice, non solo per ragazzi.

I libri di Harry Potter danno dipendenza? Sì, la "potterite"

Credits: Cristiano Callegari

Ma torniamo a mia figlia. In questi mesi ha letto altro, certo. Ha riso con Bernard Friot, scoperto Gaiman, riscoperto Dahl, si è divertita con Lemony Snicket, si è immedesimata nella Schiappa,  ha assaggiato persino Dylan Dog, ha finto (?) di aver paura quando Adam Gidwitz ha rimesso il sangue e lo splatter dentro Hansel e Gretel.
Ma poi sul comodino le trovo sempre Harry Potter. Come una coperta di Linus. Così ho chiesto consigli online sui social network. È sempre molto interessante chiedere consigli letterari per ragazzi a una platea vasta ed eterogenea di lettori: perché alcuni sono genitori, altri anagraficamente potrebbero essere persino miei figli. E c’è chi ti dice i classici… che noi abbiamo amato, sì ma i classici veri scontano non tanto una lingua impolverati quanto i tempi lentissimi di prima del cinema, della tv, della pubblicità. C’è chi ti dice il fantasy, ok, ma Il signore degli anelli si può leggere a 11 anni? C’è chi ti dice Stefano Benni e chi Licia Troisi, chi azzarda I promessi sposi o addirittura Stephen King (!?!), chi dice Twilight o Asimov o Hunger Games. E tu ti chiedi cosa leggeresti tu, se fossi ragazzo in questi anni. Chi sarebbe in questo millennio il tuo Zanna Bianca e il tuo Sandokan? E poi, proprio mentre scrivi queste righe, senti burrasca nella stanza accanto: figlie che discutono, litigano, urlano. Impugni la bacchetta magica, irrompi in stanza e intimi: “Immobilus!” Si fermano, si cristallizzano. Stanno al gioco. Ringrazi Mrs Rowling e aggiungi rivolto alle due statue:
“Ora rimarrete ferme così, finché le lettrici di bambino.donnamoderna.com non mi avranno dato i loro rimedi letterari contro la Potterite!”