La Befana, una vecchietta bruttina, ma tanto gentile

Se con Babbo Natale è andata male, figuriamoci con la Befana! Ve la immaginate la nonnina dal naso aquilino, con un grosso neo corredato di pelo, abiti sdruciti, un fazzoletto in testa (che nemmeno mia nonna quasi novantenne usa più), coperta all’inverosimile perché lei vola, e non ha il parabrezza della slitta ad attutire i danni del gelo notturno, né la ciccia di Babbo. Ve la immaginate presentarsi a casa, davanti a bambini trepidanti ed euforici? Quelli sì che scappano a gambe levate! Io ne farei volentieri a meno. Ecco perché la vecchina per ora resta una bella ombra in controluce sulla luna, una figura volante e distante,  un personaggio che raramente incontra faccia a faccia i bambini nel cuore della notte.

credits: Gabriella Carofiglio

Personalmente, però, ho sempre atteso con più trepidazione la Befana, che Babbo Natale; ero molto più emozionata la sera del 5 gennaio, non so perché. Ricordo che prima di andare a dormire io e le mie sorelle le lasciavamo una letterina, una tazza di latte e dei biscotti: la mattina seguente trovavamo colazione fatta e la risposta alla letterina, il più delle volte sotto la nostra. Tirchia? No, pratica, che se ne fa di miliardi di letterine?

Ma chi è la Befana? Dove abita? Da dove viene? Ce lo siamo mai chiesti?

Immagino che sia povera, sola e assolutamente lontana da ogni forma di tecnologia (se nell’aera dei robot viaggia ancora su una scopa di legno). Non usa posta tradizionale, né mail, né set fotografici per lei. La Befana s’accontenta soltanto di sapere se siamo stati buoni o no. Non ha nemmeno degli aiutanti, fa tutto da sola. Vola una notte all’anno e con sé porta una scorta di dolci. Se  non possiedi un camino, un modo per entrare lo trova ugualmente; ad esempio puoi benissimo lasciare le calze sul tavolo del soggiorno, lei arriva, le riempie e se ne va. Tutto qui.

Da piccola, i miei genitori mi regalarono un libro in cui si raccontava la sua vera storia: era una fata bella affascinante e gentile, una donzella dai lunghi capelli biondi e occhi color del cielo. Voleva tanto bene ai bambini. Un giorno però un uomo ricco e cattivo cominciò a infastidirla: era uno stalker d’altri tempi, con un unico obiettivo, quello di «sposarsela». La giovane fata, per scappare dalle sue grinfie, si trasformò in una vecchietta dall’aspetto non particolarmente amabile e così rimase per sempre. Lui, vedendola così brutta, non la volle più e la lasciò stare.

Pensavo… quanti problemi avremmo risolto con un imbruttimento (temporaneo)? Magari bastasse rendersi mostruosi per sfuggire dai pericoli… quante donne ci avrebbero provato? Quante non ci avrebbero perso la vita? Io per prima – sarà stato il libro della Befana, non so – da giovanissima credevo che, per poter camminare tranquilla per strada, mi servisse spettinarmi le sopracciglia, incupire lo sguardo e indossare gli occhiali: ero piccola. Ma questa è un’altra storia.

Pensiamo ora a rendere speciale l’attesa della nonnina ai nostri bimbi, raccontando una fiaba diversa dalle solite, ma altrettanto speciale.