Come spiegare il Natale ai bambini

Com’è nato Gesù? Davvero è il figlio di Dio? Chi mette, di notte, i regali sotto l’albero? Per i più piccoli, e non solo per loro, Natale è tutto un “mistero”. Un grande teologo (e papà) ci spiega il significato profondo di questa parola.

Il giorno in cui è nata mia figlia ho vissuto il più grande mistero della mia vita. Com’è possibile che un esserino così minuscolo sia tutto? Ho capito che c’era qualcosa di enorme, dentro e fuori di me. Qualcosa che non sarei mai riuscita a spiegare a me stessa. Figuriamoci a lei, alla mia piccolina. Ne parlo a cuore aperto con Vito Mancuso, perché è un teologo e anche un papà. Questa è l’intervista più difficile che abbia mai scritto, care lettrici, lo confesso. Il tema è il più complesso e affascinante che si possa affrontare. E si condensa in una sola domanda: Che cos’è il mistero? «Chiuda gli occhi. Chiuda la bocca. Silenzio». Dove mi sta portando, professore? «Il mistero è questo: desiderio di raccoglimento. Lo sente?». Devo sentire qualcosa? «Un’emozione vitale. Per capire cos’è, si faccia lei una domanda: cosa la rende davvero libera?».

 

Le parole, quelle che scrivo adesso, quelle che ascolto. «Allora ascolti la parola “mistero”. Viene dal verbo greco myo, chiudere. Chiudere gli occhi  e la bocca. Solo così ci si apre al pensiero libero. Proprio come fanno i bambini. Pensi allo stupore sul volto della sua piccolina: quando è felice o spaventata, sicuramente tace. Come si chiama?». Corinna. «Un nome misterioso. Nella mitologia greca Corinna era figlia di Gea, la Madre Terra. Questa bimba, improvvisamente, non si trova più. Si va a cacciare nel Regno degli Inferi perché è curiosa. La mamma, dopo averla cercata a lungo, la ritroverà. Ma la terrà con sé solo per un periodo dell’anno: la primavera. Nelle stagioni buie la piccina torna nell’Ade. Rapita dal fascino del mistero». La mia bambina mi ha già chiesto quando nasce Gesù. «Lo aspettate insieme a Natale?».

Da ragazzina mi piaceva fare il presepe.

Adesso, pur armata di fede e buona volontà, al mistero della nascita di Gesù, da una madre vergine, è più forte di me: non ci credo. «Le sarà di conforto sapere che quello del parto virginale è un mito che è stato accettato per secoli, ma che oggi viene messo in discussione anche nel mondo cristiano». Allora lei come spiegherebbe questo mistero a un bambino? «Finché sono piccoli, non rubiamo la loro innocenza ingolfandoli di concetti astrusi». E quando sono adolescenti? «Quando è l’ora non si può barare. A Stefano e Caterina, i miei figli, dirò che quella di Gesù è una nascita come le altre. E che la divinità di Gesù non deriva dal fatto che non sia stato concepito da un seme maschile. Eppure resta un mistero». Perché? «Perché in tutta la sua vita, di bambino e di uomo, persino Cristo non ha fatto che chiedersi: “Chi sono?”; “Perché vivo?”; “Cosa mi rende davvero libero?”. Questo è il mistero di ciascuno di noi». Ciò significa che è giusto far vivere i bambini avvolti nel mistero? «Sì, non possono farne a meno. Già la loro nascita è un mistero: da due cellule che si uniscono scaturisce la bellezza, l’intelligenza, la personalità, la loro unicità. Non trova che ci sia da inchinarsi di fronte a questa meraviglia?». Però mi spaventa non avere le risposte da dare a mia figlia sul mistero della vita, sul mistero della nascita. «Perché lei si fida solo delle parole. Ma troppe parole non servono. A certe domande dei bambini non si può rispondere come a quelle di un quiz. Il mistero non è un enigma». Che differenza c’è? «L’enigma è un rompicapo. Ricorda la Sfinge e le sue domande sibilline? Potevi avere la soluzione solo usando la razionalità. Il mistero, invece, va oltre all’intelletto e tocca il cuore e i sentimenti».

Io mi sento piccolissima di fronte all’Universo. E non so come proteggere la mia creatura, che è ancora più piccola di me, dagli ostacoli, i dubbi, le avversità con cui si scontrerà crescendo. «Da papà, le dico che sono i figli a tenerci per mano e a insegnarci come fare. Da teologo, invece, ammetto che questo è il mistero con la M maiuscola. Ognuno di noi ne è intriso, perché va alla ricerca della propria dimensione spirituale. Perché aspira a fare una scelta etica: cioè cerca di lottare contro la fatalità della vita. E all’odio e alla violenza oppone l’amore incondizionato. Alla bruttezza, l’arte e la creatività. Alle sopraffazioni, la giustizia».

Ma questo non è umano, è divino! «E chi è Gesù quando nasce, se non il Figlio dell’Uomo?».

Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna