Giocattoli: Papà siamo sinceri!

Ormai è scientificamente risaputo che la donna ha un sistema di comunicazione molto più articolato e complesso di quello dell’uomo. Se escludiamo qualche sprovveduto, tutti sanno che se la tua compagna ti dice «fai quello che vuoi» vuol dire che devi desistere da ogni velleità, abbandonare per sempre il progetto che avevi in mente, abbassare lo sguardo, sederti sul divano, annientarti lentamente e sperare che sia finita lì. L’uomo invece è un essere semplice, ha un sistema operativo monotasking, memoria estremamente volatile  e hard disk poco capiente, riempito a metà dalla formazione della squadra del cuore.

Fatte le dovute premesse andiamo al nocciolo del tema che voglio affrontare: le discussioni sistematiche tra moglie e marito appena varcata la soglia di qualsiasi negozio di giocattoli. Nel 99% dei casi ha ragione la moglie. Non c’è storia.

Il papà di solito vuole comprare giochi sempre fuori target e la mamma, al quarto tentativo di moderazione, perde la pazienza e si trasforma in Tata Lucia: «Ma se GianFilippo ha un anno, perché vuoi comprargli un elicottero telecomandato? Lui vuole toccare, giocarci, non stare fermo lì a guardare una cosa che vola!». Oppure: «GianMaria ha 3 anni, come puoi pensare che gli possa piacere il calcio balilla?» e così via. Questo perché tutta la faccenda si basa su una menzogna di fondo: il papà non vuol comprare il giocattolo al proprio figlio, ma a se stesso! Ammettiamolo. Io faccio coming out. Siamo vicini a Natale e quando andremo nel megaparadiso dei giocattoli dirò a mia moglie: «Cara, ho deciso di comprare per ME il drone telecomandato e il dinosauro con il corpo morbidoso, che cammina, riconosce le facce e posta su Facebook».

Se mi dice «Fai quello che vuoi», le risponderò che stavo scherzando. In caso contrario sarò l’uomo più felice del mondo e mio figlio potrà avere i giochi giusti per lui.