Un giocattolo nuovo in cambio di uno vecchio: teoria e pratica

«Allora bambini, se entra un altro gioco in questa casa dobbiamo uscire noi, quindi per Natale facciamo così: se volete un giocattolo nuovo dovete sceglierne alcuni da dare agli asili, agli ospedali o ai bambini meno fortunati di voi. Va bene?»
«Mmm sì, ok, va bene.»
«Uh, quanta convinzione.»

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E quindi eccoli lì al tavolo, a scrivere le letterine a Babbo Natale, Gesù Bambino o Entità Superiore che dovrebbe comprare loro i regali di Natale. Perché sono bambini molto buoni, o almeno così si auto-proclamano. Pennarelli, carta, «gli facciamo un disegno», la porporina che è l’incubo di ogni mamma (tempo dieci secondi e ce l’hai anche nelle mutande), fiocchetti, pastelli, un biscotto, vedi mai che chi arriva abbia fame.
Due ore di alacre lavoro e la lettera è pronta.

Lei vuole la casa di Barbie con l’ascensore, il dolce forno che ci sto dentro anch’io in piedi, la cucina delle Winx di 5 metri lineari, ogni costruzione dei Playmobil che superi il metro cubo di ingombro.
Lui rilancia con una pista per automobiline che devo chiedere alla vicina se posso invadere parte del pianerottolo, che il salotto da solo non basta, i Lego super-spazio-galattico-con riproduzione in scala 1:1 del sistema solare, il robot che gli porta la colazione a letto, lo spara ragnatele di Spiderman (- Questo te lo scordi! – Tanto non decidi tu, decide Gesù! – Gesù mi ascolta, fidati), «mamma vorrei tanto un pony».

«Ma lo spirito del Natale, il bello dello stare insieme, la famiglia, la tovaglia rossa e il gusto di un regalo piccolo ma sentito?»
«Voglio un pony.»
«Ecco, appunto.»

Ricordo loro della promessa di donare i vecchi giocattoli in cambio di quelli nuovi, mentre anche con la valutazione più ottimistica dello spazio in casa in relazione alle loro richieste penso che sarò obbligata a soppalcare.

«Ok, la lista l’avete fatta. Ora mi dite a quali giocattoli rinunciate in cambio di quelli nuovi?»
Vanno in cameretta, li sento rimestare dentro i cestoni, spostare cose, libri, oggetti, letti, aprire armadi. Dai, che forse hanno capito il messaggio. Si ripresentano poco dopo apparentemente a mani vuote.

«Quindi?»
«Ecco: questo.»

Lei ha in mano una Barbie orribile a cui in un raptus Clio Make-up ha colorato la faccia di verde e tagliato i capelli a zero, lui una sorpresina (neanche intera) dell’ovetto kinder.
Alla voce generosità, condivisione e spirito natalizio dobbiamo ancora lavorare molto.