Il Natale nelle famiglie multiculturali

Quando mia figlia ha frequentato la materna è diventato evidente, per me, che il mondo in cui vivrà lei non è quello in cui ho vissuto io. All’ora di religione, come alle recite di Natale, c’erano piccoli partecipanti da ogni parte del mondo e di diverse confessioni.

Questa è stata una delle tante sorprese che la maternità mi ha riservato. Ho trovato stimolante scoprire che famiglie di religione diversa da quella cattolica lasciavano che i loro bambini imparassero nuove storie e tradizioni, senza alcuna paura o pregiudizio.

Negli anni ho scoperto che la stessa apertura mentale caratterizza le famiglie multiculturali o con credi religiosi diversi. A partire dalla mia. Mio marito, pur nutrendo una certa diffidenza verso la gerarchia ecclesiastica, crede fortemente nel messaggio evangelico e ci tiene che passi anche a mia figlia.

La sottoscritta, anno dopo anno, ha invece messo in discussione un po’ tutto. Mi riesce perciò difficile accettare che qualcuno parli a mia figlia degli angeli, in cui non credo, della resurrezione e via dicendo.

Ho trovato perciò confortante che nel tempo il Natale, da noi, sia diventata una festività non legata soltanto alla tradizione cristiana e cattolica.

Valori come la generosità, le giornate in famiglia, l’attenzione al prossimo, sono propri di tutte le religioni e comuni anche a chi non appartiene da alcuna confessione.

Quando i bambini sono molto piccoli, possono essere ottimi punti di partenza per festeggiare insieme. Successivamente, quando i bambini crescono e pongono più domande, sarà importante (più di mille parole) festeggiare serenamente le ricorrenze proprie di ogni religione.

E’ importante che i genitori non scatenino una, anche se piccola, battaglia sui rispettivi credo. Allo stesso modo, sarebbe meglio aspettare che siano i piccoli a porre domande specifiche, fornendo risposte adatte alla loro età.

Non dimenticherò mai quando mia figlia, al suo terzo Natale, mi chiese il perché di tutte queste canzoncine per Gesù. Le risposi, semplicemente, che era il suo compleanno e questo le fu sufficiente. Ora ha quasi sette anni e le domande si fanno più articolate e complesse. Cerco allora di spiegarle che è libera, per esempio, di fare o meno il presepe.

Lei me lo legge in faccia che sono davvero serena a riguardo, che non c’è una battaglia in corso. Il presepe le piace, Gesù bambino anche e la Santa Famiglia è già da due settimane oggetto di attenzione da parte del gatto di casa. Restiamo in attesa dei Re Magi.