Guarda come si muovono e capisci il linguaggio dei neonati

26 dicembre 2012- di

Non è vero che i neonati “parlano” solo con il pianto.
Per comunicarci paure, bisogni ed emozioni usano tutto il corpo.
Con l’aiuto di un’esperta, impariamo qui a decodificare i loro gesti. Perché un bebè compreso, è anche un bebè più sereno.

credits: Christina Rutz

«Ha fame?»; «Vuole le coccole?». I primi tempi non è facile comprendere il proprio bebè. «Specialmente se si tratta del primo figlio» spiega Sabina Pastura, una delle ostetriche dell’associazione La luna nuova di Milano che, dal 1985, organizza incontri e corsi per donne in attesa e neomamme (il prossimo appuntamento, l’8 marzo, è dedicato all’immaginario sulla nascita, www.lalunanuova.it, tel. 0266984453). Insieme a lei, vediamo cosa significano alcuni tra i più ricorrenti movimenti del bambino.

Si “stropiccia” le orecchie
Si tocca e tira i lobi, infila le dita nei padiglioni auricolari. Il significato Non c’è niente che lo infastidisce (in questi casi, strillerebbe al tatto). Sta semplicemente esplorando questa parte di sé.

Prima stira le gambine, poi le piega di scatto verso la pancia
Scoppia a piangere e, all’improvviso, tende e irrigidisce le gambe, per poi piegarle di colpo verso il pancino. Può accadere dopo o durante la poppata e, in questo caso, il neonato si stacca dal seno e si ritrae con tutto il corpo, poi cerca ancora il capezzolo per consolarsi, ma ricomincia da capo senza trovare pace. Il significato Il piccolo ha una colica. Un disturbo che, da 0 a 3 mesi, può comparire tutte le sere (in genere, dalle 18 in poi) perché l’intestino del bebè è ancora in fase di formazione. Così, quando avverte lo spasmo, il neonato reagisce d’istinto muovendo le gambe. Per aiutarlo occorre fargli espellere l’aria con un po’ di movimento. Basta prenderlo in braccio e portarlo in giro per casa, oppure farlo “ballare” tenendolo sdraiato a pancia in giù sulle ginocchia. Le coliche, però, si possono anche prevenire con un delicato massaggino alla pancia prima della poppata, eseguendo movimenti circolari in senso orario che seguono la direzione del colon.

Tiene le manine strette a pugno

Sembra un pugile pronto a fare la lotta ma, alla fine, al massimo riesce solo ad articolare il pollice per metterselo in bocca e succhiarlo. Il significato Tutti i neonati, fino a 3-4 mesi, tengono le manine chiuse a pugno: aprire e usare le dita, infatti, richiede un’abilità cerebrale complessa, che devono ancora raggiungere. Nelle prime settimane di vita, del resto, tutto il loro corpo si mantiene rannicchiato, più o meno nella stessa posizione che aveva dentro la pancia della mamma. Poi, dai 4 mesi, via via che crescono, cominciano a interessarsi al mondo esterno. Ed ecco che iniziano ad aprire le dita e a scoprire le mani: le muovono davanti al viso osservandole con attenzione e succhiano con gusto le dita (anche tre per volta) in piena “fase orale” della conoscenza di sé. La tappa successiva? Muovere le manine nel tentativo di afferrare degli oggetti.

Scalcia con forza

Può succedere mentre lo si sta cambiando o nella vaschetta del bagnetto. All’improvviso il bebè comincia a scalciare e picchia i talloni sul fasciatoio o nell’acqua. Il significato Succede dai 3 mesi in poi, quando il bambino inizia a esplorare lo spazio con le sue gambine. Dare dei colpi ripetuti sul piano d’appoggio, specialmente quando è libero da pannolini e tutina, gli permette di “sentirsi” e non c’è da temere che si possa fare male. È semplicemente un gioco che permette al piccolo di ascoltare se stesso, prendere confidenza con il proprio corpo in relazione all’ambiente che lo circonda. Ecco perché, in genere, questo movimento è accompagnato da risatine e da simpatici versetti di piacere e stupore.

Mentre lo si adagia nella culla, apre di scatto le braccia

Si è addormentato tra le tue braccia ma, nel momento stesso in cui lo si sta mettendo nel suo lettino, si sveglia di soprassalto allargando bruscamente le braccia verso l’esterno. Il significato Si tratta del cosiddetto “riflesso di Moro” (dal nome di Ernst Moro, pediatra austriaco che l’ha scoperto nel 1918), una reazione istintiva di soprassalto che, in genere, c’è dalla nascita fino al terzo mese. Succede perché il bambino ha la sgradevole sensazione di precipitare quando passa dal rassicurante abbraccio materno al livello del materassino. Così, si spaventa, scoppia a piangere e, istintivamente, allarga le braccia come nel tentativo di aggrapparsi. Per evitare che succeda, basta adagiarlo nel lettino molto dolcemente e soltanto quando è profondamente addormentato.
Tratto da Il Bambino, il giornale per le mamme e i papà di Donna Moderna