Le domande ricorrenti: gli dai il tuo latte?

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Questa è la terza domanda. Perché se prima di partorire non lo sapevate, scoprirete che le persone hanno una checklist di domande in un rigoroso ordine, qualcosa di antico come i 10 comandamenti.

«È maschio o femmina?» «Come si chiama?»
«Gli dai il tuo latte?».
Seguono a ruota “quanto pesava?”
«Dorme la notte?», «Ha le coliche?», etc.. etc.. Alcuni sostengono che in realtà le risposte non interessino a nessuno, ma ormai la checklist è questa, non si può cambiare.

La terza domanda è quella che vi creerà più stress.

Forse andrà tutto bene, il bambino si attaccherà al seno subito, avrete una soddisfacente produzione di latte, vi sentirete felici di poter dare al vostro piccolo il nutrimento e le difese immunitarie che gli servono. Contemporaneamente potreste avere dolore al seno o ragadi, e vi potreste sentire un succhiotto umano, perchè magari il vostro bambino chiederà di avere la sua poppata, per fame, sete o anche solo consolazione, talmente spesso che vi sarà difficile dormire per più di due ore consecutive. Potrete comunque rispondere “Sì, gli do il mio latte”, e l’interlocutore farà un sorriso compiaciuto.
Si passa alla domanda 4.

Forse invece ci saranno state difficoltà per cui il bambino non ha potuto prendere da subito il vostro latte, o il latte si è presentato in quantità insufficienti, o semplicemente avete deciso di non allattare al seno, e quindi sarete alle prese con le boccette da scaldare, il piccolo che urla come un matto in quei 10 minuti che servono per prepararlo, le molte cose da prendere ogni volta che si esce per più di 3 ore, ma soprattutto con i sensi di colpa e le giustificazioni che appiccicate al vostro «no».

Ecco lasciate stare i sensi di colpa, il vostro piccolo ha sicuramente più bisogno di una madre serena che del suo latte. Innanzitutto. E siccome esiste il latte artificiale, crescerà lo stesso, come tanti tanti altri.

La mia esperienza:

il mio bambino, come già detto nei precedenti post è stato ricoverato per tre giorni in terapia intensiva neonatale, per tre giorni non l’ho allattato, e con il tiratte producevo quantità bastanti al massimo a un topolino. E così è stato nelle tre settimane successive, fino a quando non ho deciso di rinunciare e utilizzare i 40 minuti per tot volte al giorno necessari per tirarsi il latte per dormire o occuparmi comunque di altro.

L’unica difficoltà è stata quella di individuare il tipo di latte artificiale giusto per evitare il più possibile coliche e stipsi, per il resto un po’ alla volta ci si abitua a portarsi dietro tutto l’occorrente (ma di questo parleremo poi) per non essere obbligati a correre a casa non appena arriva l’orario della pappa.

In queste prima tre settimane ho sofferto molto la terza domanda, poi mi è passata, è quando ho iniziato a rispondere con tranquillità e a non tentare di giustificarmi, ho scoperto che sono tantissime le mamme che hanno dovuto passare al latte artificiale.

Io sono a favore dell’allattamento al seno, bisogna sicuramente tentare, ma se non si riesce, nessun senso di colpa, non fa bene ne a voi, né al bambino.