Il pediatra: il migliore amico dei neogenitori

Il pediatra si sceglie di solito perché è lo stesso dei primi figli, o ce lo hanno consigliato le amiche, o semplicemente è quello con l’ambulatorio più vicino a casa: chiunque sia, l’importante è che si instauri un rapporto di fiducia totale, altrimenti sarà difficile non farsi prendere dall’ansia e dal dubbio quando chiunque vorrà mettere bocca sulla gestione del piccolo.

credits: sabianmaggy

La prima visita avviene già nei primi giorni: permette al pediatra di valutare le condizioni del bambino, predisporre il suo libretto della salute (nelle Regioni in cui è previsto) e dare i primi consigli e indicazioni ai genitori.

La cosa più importante da fare quando si va dal pediatra è scrivere un elenco di domande. Questo perché se non lo fate, qualcosa potrà andare dimenticato e vi tornerà sicuramente in mente solo una volta rientrati a casa.

Alcune delle mie, di cui ora conosco già la risposta, erano:

1) Non riesce a tenere 3 ore tra un pasto e l’altro e piange disperato, cosa devo fare? (o magari, in altri casi: “non mangia la quantità di latte prevista dal piano, cosa devo fare?”)

2) ogni quanto dovrebbe fare la cacca e quando ci dobbiamo preoccupare?

3) cosa possiamo fare per le coliche?

4) può bere acqua o tisane oltre al latte?

5) ogni quanto è bene fargli il bagnetto? possiamo lavargli i capelli?

6) se ha il raffreddore cosa dobbiamo fare?

7) il ciuccio, va bene o no?

8) se gli vengono le afte in bocca, ci sono cure?

9) come dobbiamo disinfettare il cordone ombelicale?

10) la sera è nervoso e irritabile, perché?

La risposta che ha dato la nostra pediatra a tante di queste domande sarà oggetto dei prossimi post, ma nel frattempo magari possono essere di ispirazione per la vostra lista di questioni da porre.

Per facilitare il lavoro del pediatra poi, una pratica molto utile è tenere una tabella/diario di ciò che fa il bambino. La mia tabella aveva una colonna per ogni pasto, in cui annotavo: orario, quantità di latte bevuto, eventuale rigurgito o vomito (la differenza tra i due: il rigurgito è una quantità di latte contenuta, che spesso risale con l’aria del ruttino, il vomito invece è abbondante e “a getto”) e contenuto del pannolino. Sembra una cosa un po’ maniacale, ma è rassicurante per voi e un buon riferimento per il medico del vostro bambino.

Dopo poche settimane, se tutto va bene, potrete abbandonare la tabella o mantenere solo quella degli orari dei pasti (se siete smemorate come me).

Un ultimo piccolo consiglio: meglio un pediatra che lavora in gruppo, perché così quando è assente o in ferie un suo collega può accedere alla scheda del vostro bambino e esservi di supporto. Nella pediatria di gruppo, inoltre, c’è una maggiore copertura oraria, cosa che vi permetterà di telefonare e poter parlare con qualcuno durante tutta la giornata (senza abusarne, ovviamente!).