Il Social che ti salva il cervello

Poi succede che resti incinta e pensi che nessuna in realtà è mai stata incinta come te. Che mica ne parli con le amiche, cosa vuoi che ne sappiano loro, mamma è troppo saggia e tutte le altre persone che incontri sono di quel genere che ti dicono “hai la pancia a punta, è maschio / hai la pancia a punta è femmina” e tutte le versioni tutto-e-il-contrario-di-tutto di ogni credenza popolare.

No, tu sei una donna emancipata e quindi ti documenti. Hai un buon livello culturale e una connessione internet: sei a posto.

credits: Ray_from_LA

Inizi a cercare e finisci sui forum femminili dove tutte si rispondono, si consigliano, si domandano, si confrontano, e così ottieni tutte le risposte che cerchi, perché poi alla fine se stai bene non ti servono risposte mediche ma solo persone che ti facciano pat-pat sulla schiena e ti dicano che è così anche per loro.

E la rete ne è piena.
Poi partorisci in un modo che secondo te comunque nessuno ha mai partorito così, e cerchi conforto anche su quello. Poi il bimbo non dorme e nessun bimbo ha mai dormito poco come il tuo e in giro, per strada nella vita vera, incontri solo mamme che “il mio mangia e dorme” e quindi cerchi in rete qualcuno che abbia un bimbo che non dorme come il tuo.

Poi ha le coliche, oppure è magrolino, oppure è cicciottello con tutte le piegoline cicciose del caso, la versione umana e liscia dello sharpei, e nell’ordine nella vita reale incontri solo persone che hanno figli che non hanno le coliche, “il mio ha sei mesi ma veste 12″, oppure che ti fanno domande sui percentili di cui tu ignoravi l’esistenza e ti dicono che è grasso. E tu piangi.
Perché evidentemente nessuno ha mai avuto un bambino così grasso-magro-colichetto, non nel mondo in cui vivi, quindi bisogna allargare il cerchio e scoprire se nel mondo c’è qualche altra mamma che è messa come te.

Poi fa la sesta malattia che comunque così sesta come l’ha fatta il tuo non l’hai mai vista fatta sesta da nessuno e figurati se puoi avvicinarti alle altre mamme con un bambino così palesemente sesto. No. Allora che fai, cerchi in rete, no?

E trovi.

Trovi che non sei l’unica che ha le occhiaie e il punto vita di kung fu panda, che le coliche esistono anche altrove, che ti spiegano cosa sono i percentili e ti ci fanno ridere sopra, che la sesta malattia è solo la prima di malesseri misteriosi dai nomi complessi come mani-piedi-bocca (testa spalla baby one-two-three), ti rispondono e ridono con te, di te, di loro, della vita che è cambiata ed è cambiata per tutte, delle imperfezioni con cui vai a braccetto, e ti salvano la vita, perché ti sdrammatizzano con il potere calmante del mal comune è mezzo gaudio, proprio a te che ti sembra di incontrare mamme perfette con figli vestiti di bianco e mai un errore, e invece no, si sbaglia e magari su quegli errori ci si apre anche un blog e se ne parla tutti insieme, e ti rendi conto – anche se non ne sei ancora del tutto convinta – che tutte hanno partorito – non dormito – fatto la sesta malattia esattamente come te.

I social sono il mondo delle mamme di nuova generazione, quelle che mentre sono al lavoro devono anche sapere le dosi della tachipirina da dire alla babysitter o alla nonna, che devono barcamenarsi tra mille cose e ci riescono sempre in qualche modo, che chiedono risposte quando non sanno e pacche sulle spalle quando sanno fin troppo bene.

Twitter, facebook, i forum, i blog.

È una condivisione diversa, meno diretta ma non per questo meno valida.
È la condivisione che spesso non si riesce ad avere nel mondo faccia a faccia con le mamme fuori dalla scuola e dagli asili.
È una forma di informazione diversa, non specialistica certo, ma empatica e a volte una pacca sulla spalla è la sola cosa che ti serve.

La capacità di dire “non preoccuparti, è tutto a posto, andrà tutto bene”.
Io in rete ho trovato quello.

E voi? Qual è il vostro rapporto da mamme nella rete?