Fare la nanna: che disperazione!

I bambini degli altri fanno la nanna sempre per tutta la notte. Da subito. I bambini degli altri, appunto.

Il vostro invece no, ma di solito ad asserire questa cosa sono genitori di bimbi che hanno almeno un anno. Il mio dubbio è che abbiano dimenticato quelle prime settimane insonni, o le abbiano relegate alla preistoria del proprio essere genitori. Di solito quando parlo con le neomamme come me, rivedo in loro le mie stesse occhiaie.

Nelle prime settimane infatti, la nanna è tutta una questione di alimentazione. E fino a quando il vostro bambino non avrà la maturità (non il diploma, tranquille, diciamo l’adeguatezza fisica) per sopportare un maggior numero di ore tra un pasto e l’altro, non illudetevi che possa “tenere una nottata”, sono casi eccezionali e quindi non fanno la regola.

Sia che allattiate al seno, su cui mi pare che ormai l’indicazione prevalente sia l’allattamento a richiesta, sia che allattiate col latte artificiale e vi diranno di frapporre un intervallo di almeno tre ore tra un pasto e l’altro (di solito nei primi giorni si prevedono 8 o 7 pasti), il vostro frugoletto si sveglierà, e voi con lui, più volte nell’arco della notte.

lo sbadiglio è il primo segnale di stanchezza del vostro bebè

credits: Elenza Zannoni

Il mio, per esempio, sembrava avere un cronometro incorporato perché iniziava a lamentarsi 5 minuti prima dello scoccare della terza ora.

Nelle primi giorni, nelle prime settimane, andrà così: avrete molte occhiaie, sarete molto stanche, vi addormenterete con il biberon in mano e vi sentirete frustrate incontrando molti genitori che vi diranno che loro sono stati molto fortunati e i loro bimbi dormivano tantissimo.

Io mi sono rassegnata. Nelle prime settimane ho vissuto la privazione del sonno (e ho chiesto a nonne e amiche di stare un paio d’ore durante il giorno con il bimbo per fare un pisolino), ma nel frattempo ho scelto il metodo che intendo adottare non appena il mio piccolo riuscirà a sopportare la fame per qualche ora in più.

Ci sono diversi sistemi descritti nella letteratura sull’infanzia. Potrete scegliere un sistema rigido (se ci riuscite..), uno più morbido, come quello indicato ne “Il linguaggio segreto dei neonati” di Tracy Hogg, o l’altrettanto conosciuto “Fate la nanna” o metodo Estivill che tra l’altro intendo seguire perché mi convince più di tutti. Scegliete un sistema e non cambiatelo, perché questo creerebbe confusione e vuoti in cui il vostro furbissimo bimbo riuscirà a convincervi a prenderlo in braccio 50 volte a notte o a dormire nel lettone e così via.

Da subito potete iniziare creando dei riti di passaggio dal giorno alla notte e viceversa. Io ad esempio, pur non essendocene alcun bisogno perché i neonati non hanno così tante occasioni per sporcarsi, cambio la tutina di Tobia la sera prima della prima poppata della notte e la mattina.

La mattina fa il bagnetto, anche un bagnetto velocissimo, che lo sveglia (per altri bambini è meglio la sera, se li calma e li rilassa). La sera, le luci diventano più basse e cerchiamo di limitare i rumori. Da mattina a sera invece, luce e rumori devono esserci in parte anche mentre dorme, perchè questo lo aiuta a distinguere, appunto, giorno e notte, e nelle prossime settimane, spero, questo ci potrà essere molto utile. Lo vedremo insieme.