Adozione: dal Cile siamo tornati genitori

Ho sempre creduto che chi decide di adottare sia l’esempio più alto di altruismo e amore da parte di un genitore. Spesso c’è chi vuole un figlio per riprodurre una parte di sé, chi proietta i propri desideri sulla prole, chi ci si rispecchia con orgoglio e narcisismo. Chi, anche solo, vuole lasciare una traccia di sé. Chi li fa perché gli capitano. Chi li fa perché vanno fatti. Ma ai genitori adottivi mi sembra difficile imputare nessuna di queste probabilità. I genitori che decidono di adottare lo fanno proprio per uno sconfinato desiderio di amare e di dare una seconda possibilità ad un essere nato non esattamente con la camicia. E affrontano anche percorsi non proprio facilitati. Ecco perché quando ho iniziato a fare ricerca sul mondo delle adozioni e, per ovvie ragioni mi sono imbattuta in dati e statistiche, mi è venuta subito voglia di conoscerle queste famiglie. Se mi leggi già da un po’ lo dovresti sapere: io per entrare dentro una situazione ho bisogno di respirarla da vicino. Sentire le voci, guardare gli occhi, percepire l’atmosfera. E quindi, mantengo la promessa fatta la settimana scorsa. Ecco il mio primo incontro con una coppia di genitori adottivi. Una storia così bella, colorata, intensa e positiva da avermi fatto venire voglia di condividerla con voi.
E quindi vi presento Paolo e Stefania, una coppia di Milano di 48 e 40 anni. Dopo vari tentativi falliti hanno deciso di adottare. Sono sposati da 5 anni e ora sono genitori di Angelica, 5 anni, di origine cilena. Paolo mi ha raccontato la loro storia d’amore e di gioia.

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Perché avete deciso di adottare?
Banalmente, perché abbiamo provato ma non potevamo avere figli.

Dal momento in cui avete deciso di adottare, cosa avete fatto?
L’adozione è un percorso molto preciso fatto di informazione e preparazione. Ci si informa prima su internet, soprattutto per gli aspetti pratici ed economici, e poi ci si rivolge alla Asl. Almeno in Lombardia, dove siamo noi, funziona così, non so se sia lo stesso in tutte le regioni. Abbiamo tenuto un corso curato da un’associazione collegata alla Asl di competenza. Il nostro percorso è iniziato a febbraio 2011. Il primo ostacolo che abbiamo incontrato è che io e mia moglie non eravamo ancora sposati. In Italia non è possibile adottare se non si è sposati. So di casi di adozioni da parte di single ma solo inerenti ad adolescenti da adottare. In linea generale possono adottare solo le coppie sposate. Quindi noi in primis ci siamo sposati. Un po’ di burocrazia da svolgere e poi il corso. Siamo stati fortunati perché siamo riusciti a far parte del corso di preparazione all’adozione già ad agosto. Una volta fatto il corso (sono 5/6 incontri di gruppo), abbiamo avuto dei colloqui con i servizi sociali (una psicologa e un assistente sociale) sempre della Asl, uno dei quali a domicilio, all’interno dei quali abbiamo raccontato chi siamo noi come persone, come coppia, la nostra storia familiare, le motivazioni, cosa ci aspettavamo dall’adozione, quali problemi pensavamo ci potessero essere, se eravamo interessati all’adozione nazionale o internazionale, se avevamo delle riserve nei confronti di altre etnie o nazionalità. Dopodiché è stata redatta una relazione che ci è stata sottoposta, per eventualmente essere integrata per imprecisioni o obiezioni. Questa relazione è importante perché la valutazione può dare indicazioni decisive sull’adozione (ad esempio se i genitori esprimono il desiderio di adottare due fratelli, magari i servizi sociali possono evidenziare che la situazione non è ideale per quella famiglia). Una volta sottoscritta questa relazione, è stata inviata al tribunale dei minori che l‘ha esaminata. Poi siamo andati dai carabinieri per un colloquio per accertare abitazione, carichi pendenti etc. Dopo abbiamo avuto un colloquio con un giudice onorario nel quale abbiamo approfondito alcuni aspetti, e al termine del quale il tribunale ha emesso un decreto che definisce la coppia idonea o meno all’adozione richiesta. Noi abbiamo dato la disponibilità sia all’adozione nazionale che a quella internazionale anche se sapevamo che per quella nazionale sarebbe stato molto difficile visto che io ho 48 anni e mia moglie ne ha 40. Subito dopo ci siamo rivolti ai vari enti che si occupano di adozione internazionale, alla fine abbiamo deciso di adottare con Aibi. Anche qui una serie di colloqui ed incontri preparatori. In meno di un anno abbiamo avuto la nostra bambina.

Quindi l’età è un elemento discriminante nel caso dell’adozione nazionale?
La precedenza viene data alle coppie più giovani, perché è stabilito per legge che non ci deve essere troppa differenza di età fra i genitori e i bambini adottati. E quando si parla di bambini molto piccoli è chiaro che le coppie giovani abbiano un vantaggio a parità di situazione.

I parametri di idoneità per l’adozione nazionale sono un ostacolo?
In Italia ci sono tanti bambini in adozione ma ci sono molte più coppie disponibili all’adozione. Non si tratta quindi di problemi di idoneità, il tribunale ha delle procedure lunghe, magari anche considerate esagerate, ma sono basate sul principio che il bene del bambino è la cosa più importante. Pertanto i tribunali adottano tutta la prudenza possibile prima di dare un bambino in adozione. Dal momento che il bambino è dichiarato adottabile, il tribunale guarda un database di coppie disponibili all’adozione e fa una sorta di short list perché ci sono tantissime coppie adatte ad adottare quel bambino lì ma bisogna fare una scelta.

È più facile adottare un bambino straniero che uno italiano?
No, non è più facile. È che ci sono pochissime coppie che scelgono l’adozione internazionale, in primis per una questione economica (noi ad esempio abbiamo speso 25mila euro per adottare), ma anche per disponibilità di tempo, di attitudini, di cultura. L’adozione internazionale e quella nazionale sono due cose completamente differenti. Se tu adotti in un’adozione internazionale, l’ente ti consiglia un paese con determinate caratteristiche e ti indica anche le tempistiche, che di solito si aggirano intorno all’anno e mezzo. Questo significa che tra 8 mesi e due anni e mezzo dovresti riuscire ad adottare. Con l’adozione nazionale questo criterio non è assolutamente applicabile, perché tu potresti essere una coppia che ha tutti i requisiti per adottare ma che non viene mai presa in considerazione perché tutti i bambini che arrivano in adozione sono magari troppo giovani per te, o troppo grandi, o sono problematici, oppure tu hai detto che non sei disposto ad accettare quel tipo di bambino. Quindi l’adozione nazionale è un terno al lotto. Poi se sei una coppia giovane, meno di 30 anni, aperti a tutte le possibilità hai più chance. L’adozione nazionale non ha tempi prestabiliti, può capitare che ti chiamino il giorno dopo come può essere che non ti chiamino mai perché non capita il bambino ritenuto idoneo per te. È un iter completamente diverso. Anche se il fattore fortuna è importante anche nell’adozione internazionale, come è successo a noi, legato anche a una certa dose di elasticità. Noi avevamo ad esempio dato la disponibilità ad adottare una bambina fra i 6 e gli 8 anni. Quando si è prospettata la possibilità di nostra figlia che aveva 5 anni noi abbiamo accettato. Se avessimo tenuto il punto sull’età non avremmo adottato. Oppure sì, ma sarebbe passato più tempo.

Come avete scelto di adottare una bambina cilena?
La maggior parte dei paesi richiede che le coppie siano sposate da un certo numero di anni. In Cile invece non c’è questo parametro, per questo l’ente che ha seguito la nostra adozione ci ha consigliato questo paese. Un giorno ci hanno chiamato per parlare di quello che viene chiamato ‘abbinamento’. Ci hanno raccontato la storia di questa bambina, il suo background, e poi ci hanno fatto vedere una foto. Quindi c’è tutta una relazione con i servizi sociali che ti fa ‘conoscere’ la bambina prima di vederla. E la stessa cosa avviene per la bambina. Noi abbiamo preparato un dossier fotografico che è stato mostrato alla bambina dal momento che le è stato detto che era stata trovata una coppia di genitori per lei. Un album fotografico che ha fatto mia moglie con le nostre foto, la nostra casa, i nonni, l’auto, la bicicletta, tutto quello che serve a dare un inizio di preparazione per capire con chi andrai a vivere. Una fase preparatoria pensata molto bene che ti permette di arrivare all’adozione gradualmente. Poi siamo partiti per circa due mesi per il Cile. Abbiamo fatto un primo incontro con i servizi sociali di Santiago e poi con la bambina che viveva in un istituto.

Parlaci della prima volta che avete incontrato vostra figlia…
Il primo incontro è una cosa che non è possibile descrivere. È inutile fare giri di parole. Sei in una specie di catalessi, di sogno. Poi lo gestisci, in qualche maniera miracolosa tutto va bene. Siamo state con lei un paio d’ore, abbiamo giocato insieme, ci ha mostrato la sua stanza, abbiamo chiacchierato, ci siamo ambientati. Poi è venuta via con noi, accompagnati da una persona che fa da interprete e da guida, e siamo stati al parco. Poi è tornata a dormire nell’istituto per una notte. Siamo tornati la mattina seguente e poi è venuta a stare con noi.

È stato amore a prima vista?
In realtà ci vuole spesso molto tempo prima che diventi amore padre/madre e figlio/a. Nostra figlia all’inizio era un po’ paralizzata ma dopo poco, essendo una bambina intraprendente e affettuosa, si è aperta a noi. Ci sono bambini che ti saltano subito al collo e altri che piangono e non vogliono venire con te. È una grandissima incognita. Per noi è stato abbastanza amore a prima vista, perché è una bambina simpatica, socievole, che sa farsi voler bene. Poi naturalmente ci sono dei momenti difficili in cui ha avuto paura, è stata frustrata, arrabbiata. Non è sempre tutto facile.

La bimba si ricorda della sua famiglia di origine?
Abbastanza. A volte ne parla, ma non troppo. È una bambina molto intelligente e ha un’ottima memoria, per cui sono certo che si ricorda molte cose, anche se alla sua età non saranno ricordi precisi. Magari ne riparlerà in futuro.

In Italia come si trova?
Mia moglie parla spagnolo. Poi abbiamo imparato il cileno, anche grazie a lei. Parlava bene italiano dopo soli 2 mesi. L’inserimento in Italia è stato assolutamente positivo. Ma anche grazie al suo carattere.

Consiglieresti l’adozione?
L’adozione è abbastanza complicata ma nella maggior parte dei casi non è difficile. Ci sono molte persone che potrebbero affrontare questo percorso se sapessero un po’ di più come funziona. C’è tanta ignoranza su questo argomento, speriamo anche con la nostra storia assolutamente positiva di essere utili e incoraggianti in questo senso.