Farcela dopo la separazione

credits: Valentina Santandrea

Separazione e amici.
L’altro giorno ho fatto un giro sul molo.
E pensavo a come le cose sembrano diverse a seconda di come le guardi.
L’ultima volta, a passeggiare sul molo, c’ero stata un paio di anni fa, con le bimbe. Stesso mare, stesso odore, stessi stormi, stesso cielo.
A quei tempi, la domenica mi opprimeva. Se andavo dove c’erano delle famiglie mi veniva da piangere, perché io non c’ero riuscita, a fare la famiglia. Amavo un uomo con cui, ragionevolmente, non potevo pensare di vivere, non avevo ancora trent’anni (non li ho tutt’ora, ricordiamocelo sempre), e le bambine mi sembravano un peso gigantesco. E il pensiero della separazione mi sembrava come una spada di Damocle appesa sulla mia testa.
Tre anni fa ero una persona insicura. Lo sono ancora, ma un po’ meno, perché ho conquistato tante di quelle cose che se mi sentissi ancora una che non vale niente, sarei cieca, o stupida. Soprattutto, in questi anni, dopo la separazione, ho smesso di chiedermi perché le persone mi vogliono bene, ho smesso di mandarle via, e mi sono lasciata voler bene e ho voluto bene. Voglio bene a tante persone. Certo, mi aspetto ancora di venire delusa e di deludere.
Tre anni fa, odiavo tutti gli uomini. Certo, ho conosciuto molte più donne in gamba che uomini. Però non ce l’ho più con loro. Non dev’essere facile avere un’ appendice di carne sul davanti. Li segna, credo.
Tre anni fa ero una persona insoddisfatta e di conseguenza una madre isterica. Per fortuna le mie figlie erano piccole e non avevo compromesso il nostro rapporto. Per fortuna non le percepivo come facenti parte del mio percorso di fallimento. Oppure lo pensavo, ma poi mi è passata. La separazione mi aveva regalato una devastazione emotiva nella quale tre figlie piccole sembravano inevitabilmente un peso. Non sapevo ancora che erano una grande risorsa, prima per restare in vita, ora per darmi senso. Per fortuna ho avuto un barlume di lucidità, sono stata dall’analista, e poi a un certo punto ho cominciato ad accettarmi per quella che ero e a farmi star bene la mia vita, che infatti poi è diventata sempre più bella anche dopo la separazione. Perché era l’unica che avevo. Perché ero l’unica mamma che le bimbe avessero. Pensa un po’ che sfortuna.

Gli errori non esistono. Non è stato per errore che sono rimasta incinta a 22 anni. Non ho sbagliato a provarci e a riprovarci con lui. Non ho sbagliato a un certo punto a lasciare che la nostra storia terminasse il suo corso, perché la ragione mi diceva che la nostra vita sarebbe stata più felice con una separazione. Non ho sbagliato a lottare, ogni giorno, per mettere assieme un pranzo e una cena, anche a costo di passare tante ore in ufficio. Non ho sbagliato a divertirmi quando ne avevo voglia, con le bimbe o anche con le amiche.
Però quando le persone mi dicono “che belle che siete”, io vorrei che lo sapessero, quanto ho lottato per avere questo poco che prima non avevo.