Diventare genitori grazie all’adozione

I figli sono di chi li cresce.
Lo sanno bene tutte le coppie che decidono di diventare genitori tramite l’adozione. In Italia parliamo di un migliaio di bambini l’anno dati in adozione, ma se parliamo di adozione internazionale il numero di bambini sale a 3-4mila l’anno.
Nel 2011 l’87,19% delle coppie che adottano non hanno figli, mentre le altre coppie ne hanno 1 (il 10,65%) o più di 1 (il 2,15%) e l’88,2% arriva all’adozione per infertilità (dati ufficiali CAI, del 2012 esiste solo un’anteprima dati).
Qui, la mappa.
(fonte: ItaliaAdozioni)

adozione

credits: Paul L Dineen

Ma quanto ne sappiamo sull’adozione?

Luoghi comuni tanti, dicerie e un’infinità di ‘sentito dire’. Ma se adesso decideste di adottare, voi sapreste cosa fare? Io no. E allora mi sono andata ad impicciare.
Ho così scoperto, grazie all’associazione ItaliaAdozioni, che il primo passo è rivolgersi al Tribunale per i Minorenni di competenza compilando e presentando una ‘domanda’ che in realtà è una dichiarazione in cui i coniugi offrono la loro disponibilità all’adozione.
Secondo step: i Servizi Sociali Territoriali (ASL/USL) incontrano ripetutamente la coppia, scrivono una relazione che inviano al Tribunale per i Minorenni che, in caso di riscontro positivo, redige il decreto di Idoneità all’adozione Internazionale (ecco qualche consiglio).
Per adottare occorre necessariamente essere sposati (da almeno 3 anni o conviventi da almeno 3 anni e poi sposati). Quindi restano escluse coppie di fatto, donne single e coppie gay. Ah, non si può nemmeno essere troppo in là con gli anni, altrimenti il bambino non te lo danno. L’adozione può essere nazionale (ovvero rivolta a bambini nati in Italia) o internazionale (per accogliere un bambino straniero).
Primo pregiudizio che mi sento di smentire: adottare non è difficile. Bisogna solo avere pazienza e un pizzico di fortuna. Ma io conosco coppie (che intervisterò e vi presenterò) che hanno aspettato anche meno di un anno. Diciamo che in media ci vuole da 1 a 2 anni. Le poche procedure “lampo” si riferiscono a rari casi di disponibilità eccezionale come ad esempio una coppia che accetta di adottare 4 fratelli (in cui il maggiore spesso è adolescente) o bambini con malattie invalidanti (si parla di adozioni di bambini “special needs”).
Falso storico: i bambini non si scelgono. Non c’è un catalogo da sfogliare con le foto e le caratteristiche del bambino. È il destino che fa coincidere le vostre caratteristiche alla storia del bambino che vi verrà proposto. Solo nel caso dell‘adozione straniera si può scegliere il paese di provenienza.
E ancora: tutti i bambini sono adottabili? No, sono adottabili solo quelli che sono in stato di abbandono, altri sono temporaneamente in istituto ma mantengono un legame affettivo con almeno un genitore o un parente.

Per adottare all’estero ci si deve rivolgere alle numerose (circa 65) associazioni onlus autorizzate dalla Commissione Adozioni Internazionali. In questo caso la coppia deve seguire un percorso articolato al fine di essere idonea e autorizzata ad accogliere un bambino in stato di abbandono proveniente solo da alcuni paesi, tramite un Ente Autorizzato.

Che costi bisogna sostenere durante un’adozione

L’adozione nazionale è sostanzialmente gratuita; quella internazionale necessita dell’intermediazione di un Ente Autorizzato che deve informare e formare la coppia, tradurre tutta la documentazione legale e burocratica necessaria e richiesta dal paese di origine del bambino, organizzare il viaggio, la permanenza, gli spostamenti, le traduzioni dei documenti del bambino, mantenere i rapporti con le autorità straniere, con gli orfanotrofi e ha l’obbligo di fare azioni di cooperazione per migliorare le condizioni dell’infanzia risiedente nel paese. Tutte le attività e i costi degli Enti Autorizzati sono sottoposti al costante controllo della Commissione Adozioni Internazionali. Ma diciamo che in media il costo si aggira intorno ai 20mila euro circa, tra burocrazie e viaggi. I costi dipendono dai paesi di provenienza e sono descritti nelle tabelle della Commissione Adozioni Internazionali.

La differenza tra affidamento e adozione

Credevo che l’affidamento fosse una fase iniziale per poi adottare. E invece ho scoperto che sono due cose assolutamente diverse e totalmente inconciliabili l’una con l’altra.
Il genitore affidatario parte dal presupposto che il minore non sarà mai figlio e lui non sarà mai genitore cioè, pur impegnandosi a fondo nell’educazione e nel dare “protezione e conforto” è pronto a riaccompagnare (non solo fisicamente ma soprattutto emotivamente) il minore nella famiglia d’origine. Il genitore adottivo, innanzitutto, desidera dei figli. Quest’aspetto è cercato dagli operatori dei servizi sociali e dai Tm durante l’indagine per l’idoneità per avere un segno di forte motivazione da parte della coppia che deve essere pronta anche a sostenere futuri momenti di crisi, delusione o frustrazione con il figlio adottivo.
Le famiglie affidatarie pur avendo le qualità morali spesso non hanno i requisiti per essere famiglie adottive (ad esempio, può essere affidatario anche un single), spesso hanno avuto rapporti diretti o indiretti con la famiglia d’origine, evento né contemplato né permesso nell’adozione.
Dal 2005 il TM di Bari ha testato una nuova via: “l’adozione mite” (una variante legislativa prevista della legge 1983 n. 184 per i casi particolari): è una forma intermedia tra adozione ordinaria ed affidamento familiare, crea un rapporto stabile con il minore ma non recide i suoi rapporti con la famiglia di origine (c’è il doppio cognome – adottivo + origine);
non ci sono limiti di età ed è consentita anche ai single.Questo, in breve e in teoria. La pratica forse può risultare più fruibile. Per questo ho pensato di conoscerli questi genitori adottivi. E di presentarli a te, perché è il nostro quotidiano il modo per specchiarci, immedesimarci e comprendere. E perché l’esperienza di chi ce l’ha fatta è sempre un gran bell’esempio. Presto qui tra le nuove famiglie troveranno spazio le parole e le immagini di chi è riuscito a diventare genitori adottando. Ma ti lascio con le parole e la riflessione di Gabriele Cappelletti di ItaliaAdozioni che mi ha accompagnato in questo viaggio in un mondo che non conoscevo: «L’adozione è un’istituzione che interessa direttamente una piccola fetta di persone e ha un indotto abbastanza trascurabile se paragonato a problemi ben più importanti e diffusi (crisi economica, lavoro, scuola ed educazione, ecc). Ma è anche simbolo di accoglienza e integrazione: valori di cui la nostra società ha indiscutibilmente bisogno.»
Non siamo qui a parlare di nuove famiglie proprio per questo?