Perché sono una madre, un genitore, ma non un genitore 1 (o 2)

Genitore 1 e genitore 2.
Era questa la proposta del ministro Cécile Kyenge per una visione più pari-opportunistica della famiglia, poi ritrattata. “Disposizioni che mirano a rendere coerente il vocabolario del codice civile”, e riguarda naturalmente tutti i cittadini, senza fare distinzione tra coppie eterosessuali e omosessuali.

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Il senso stava nel fatto che non sempre dove c’è una madre, c’è anche un padre, esistono famiglie monogenitoriali, esistono famiglie dove ci sono due padri o due madri, e togliere l’elemento di genere dal contesto familiare voleva essere un modo di andare incontro alle famiglie, passatemi il termine perché sempre di grandi numeri si tratta, non-tradizionali.

Come genitore di una famiglia tradizionale, abituata a mettere il mio nome accanto alla dicitura “madre”, è facile sentirsi defraudata di un ruolo che di fatto svolgo 24/7, quello di mamma appunto.
Come sarebbe a dire che sono il genitore 1 adesso o addirittura il 2, ma scherziamo? 2 di cosa?

Non credo che sia un problema di terminologia. Ma appunto, la vivo dal punto di vista di una tradizionalista. Che però non significa reazionaria.