L’affido temporaneo, le comunità di accoglienza

Questo post non è un post, è una lettera aperta, scritta con il cuore e la testa e probabilmente non rispetta i tempi brevi di internet; siamo abituati alla fruizione veloce ed immediata, siamo malati di velocità e lo dimostriamo ogni giorno andando a spulciare sul web notizie utili o futili sull’educazione dei nostri figli quando magari basta solo attendere un poco e conoscersi vicendevolmente, con amore (e mi inserisco nel folto gruppo con molte aggravanti).

affido temporaneo e le comunità d'accoglienza

credits: Chiara Formenti

L’amore però non regna sovrano in tutti i rapporti e le famiglie. La cronaca ne è fastidiosamente al corrente e noi di conseguenza, eppure esistono luoghi nascosti, luoghi reali, nei quali i cocci distrutti di questo amore vengono raccolti e ricomposti da mani esperte e solidali capaci di guardare negli occhi abbassandosi a “misura di bambino”.

Ho conosciuto FA.T.A quasi un anno fa: è stato un incontro fulminante. FA.T.A è l’acronimo di Famiglie Temporanea Accoglienza, e si occupa di accogliere i minori che la legge ha deciso di allontanare dalle loro famiglie, le storie di tutti questi bambini sono importanti e complicate, storie a pezzi e dolorosissime perché nella realtà gli orchi esistono davvero.

Ma FA.T.A è una casa dalle braccia aperte, è un luogo del sorriso, dell’aiuto, della positività e dell’educazione. Io e Justine, l’altra Funky Mamas, ci siamo state di persona, portando quello che potevamo: un po’ di musica, delle torte, delle scarpe, delle bici, ma soprattutto noi stesse ed un briciolo del nostro tempo per giocare a biliardino e ci siamo ripromesse di andarci sempre più spesso ed aiutarli sempre di più.

Ho profondo rispetto per il lavoro che le educatrici svolgono quotidianamente, un impegno che merita di essere conosciuto e per questo ho chiesto loro di scrivere a tutti voi una lettera aperta che potesse spiegare bene cosa fa nel concreto la Casa di FA.T.A, e soprattutto cosa significa affido temporaneo, come funziona e come opera.
Io sono grata a queste ragazze perché il loro educare, crescere ed accudire, farà di questi splendidi bambini degli uomini e delle donne che “conoscono il bello” e dunque liberi, liberi di essere se stessi, ne sono certa.

Se volete aiutare FA.T.A e questi bambini qualcosa potete fare anche voi.

Prendete il vostro tempo e leggete qui sotto:

Cara Mamma,

sono un’educatrice della Casa di FA.T.A.  l’Associazione Onlus che ha al suo interno una comunità residenziale per minori, una casa speciale per i bambini, come amano definirla tutti i bambini e i ragazzi che vivono qui.

Hai ragione a pensare che la famiglia sia il contesto migliore nel quale crescere, è vero, non tutte le famiglie sono perfette, anzi: ognuno di noi è cresciuto con una mamma e un papà che possono aver fatto dei “pasticci” e degli errori, ma questa non è la nostra storia.

I nostri bambini arrivano da realtà dure e faticose, di deprivazione morale e materiale, di confusione, di violenza, di maltrattamento, di forte disagio e di grande sofferenza.

Gli strappi arrecati alla tela familiare non possono sempre essere ricuciti nell’immediato, o meglio è spesso necessario che i bambini abbiano un tempo tutto loro per potersi ricostruire e per poter rimettere in ordine i pezzi andati in frantumi.

Hanno bisogno con l’aiuto di adulti positivi, che siano un esempio adeguato, di rimettere uno sopra l’altro i mattoncini della loro vita presente e del loro passato, in modo che questi due aspetti non combattano più uno contro l’altro ma convivano insieme serenamente e nell’ottica della costruzione e non più della distruzione. Per questi motivi il Tribunale dei Minori decide di affidare al Servizio Sociale di appartenenza del nucleo familiare il compito di trovargli una collocazione idonea basandosi sui punti cardine che lui stesso stabilisce.

Ho imparato che tutto educa ed è importante,  ma soprattutto che “il bello educa”, quindi quando ti parlo di adulti positivi penso a tutte quelle persone che da quando apparecchiano la tavola per la colazione del mattino a quando fanno le messe a letto la sera, pensano  e agiscono avendo in mente questa filosofia e i risultati concreti che questa ha sui bambini.

Le educatrici condividono con i bambini la loro quotidianità, sono con loro passo passo e affrontano insieme a loro piccole gioie e conquiste di tutti giorni, i mal di pancia da influenza e quelli scaturiti dai troppi  pensieri che affollano la testa; non mancano poi giochi, coccole, riunioni a scuola, cambi di pannolino, gite,  compiti, chiacchiere, musica… e quando serve qualche sano no!

In un luogo accogliente e sicuro i bambini si sentono liberi di esprimersi e di vivere la loro età seguendo e sviluppando attaccamento verso adulti stabili, in attesa che gli adulti preposti al loro accudimento e alla loro educazione, insomma mamma e papà, lavorino su di loro. Ogni situazione è sicuramente a sé, come lo è ogni bambino e ogni adulto ad esso correlato. È miracoloso vedere quante risorse hanno i bambini e la loro capacità di resistere agli urti della vita; ci piace pensare che questi bambini siano dei sopravvissuti e nel corso del nostro lungo lavoro abbiamo avuto più volte le concrete dimostrazioni che “il figlio del lattaio non farà per forza il lattaio”.

Care Mamme, questi bambini hanno davvero bisogno di pensare e di credere che c’è speranza, che ci sono altre possibilità e altre vie da percorrere.

Ma quali possono essere queste vie? Cosa c’è prima della comunità pare chiaro, ma dopo?

Non sempre il finale più roseo è anche il più frequente e perciò non sempre questi bambini ritornano nelle loro famiglie. In altre circostanze il progetto deciso dal Tribunale dei Minori può indirizzarsi verso un affido etero familiare o un’adozione.

L’affido

Cosa sia un’adozione è ormai cosa nota a tutti, media e persone comuni; ma l’affido è cosa ben più oscura e complessa. Presuppone un’accoglienza e un grado di difficoltà ben maggiore rispetto all’adozione, in quanto tutti i  giorni bisogna fare i conti con il fatto che quel figlio non è il “tuo”, che c’è sempre una famiglia d’origine con cui rapportarsi e  spesso con cui mediare.

Gli affidi innanzitutto sono temporanei e rari sono i casi in cui si trasformano in adozione; per farvi capire meglio abbiamo pensato di rendervi partecipi di ciò che spieghiamo ai nostri bambini quando parliamo di affido.

Quando la loro mamma e il loro papà non riescono a dar loro il 100%, non perché non gli vogliano bene, ma perché a volte l’amore non basta, allora il giudice dei bambini pensa che sia importante per loro stare in una famiglia che possa donargli quel che manca per avere un pezzo completo di felicità; prima di ciò hanno dovuto sedimentare le loro fatiche e rielaborarle in luogo speciale come la comunità in modo da essere pronti per fidarsi di nuovo degli adulti.

La nostra Associazione si occupa della formazione di famiglie affidatarie o d’appoggio che possono accogliere i bambini o i ragazzi anche per brevi periodi e parallelamente alla comunità, magari nei week end o in alcuni pomeriggi. Concluso il corso vi è una selezione delle famiglie più idonee, e il successivo invio dei nominativi e delle loro caratteristiche ai Servizi Sociali, i quali, deciso il suo percorso d’affido stabiliranno  l’abbinamento famiglia-bambino più idoneo, basandosi su colloqui e valutazioni individuali. Inizia così un percorso di graduale avvicinamento tra il bambino e la famiglia nel rispetto dei tempi dei più piccoli.

E’ comunque sempre il Servizio Sociale che stabilisce le modalità e i tempi con cui i bambini manterranno un contatto con la propria famiglia d’origine e il ruolo che la famiglia affidataria dovrà avere.

Data la complessità di questo percorso, l’Associazione mette a disposizione un equipe specializzata che segue e sostiene la famiglia affidataria fino a che sarà necessario.

Molto altro ci sarebbe da dire nei confronti dell’affido e di questo micro mondo che ad oggi non è ancora ben compreso e spesso è volto, per questo motivo, al fallimento; aspettiamo quindi, con la speranza di avere in qualche modo seminato in te la curiosità necessaria alla scoperta di questa realtà.

Grazie,

Maria, educatrice FA.T.A. Famiglie Temporanea Accoglienza