Le famiglie vincono tutte, tranne qui

Quella appena passata è stata senza dubbio la settimana delle (e)lezioni americane. Evento che coinvolge il mondo tutto, perché da quel paese dipendono, che piaccia o meno, molte delle nostre scelte future. E visto il risultato, mi auguro che la strada indicata dagli Usa illumini presto il percorso da intraprendere anche in Italia. Negli Stati Uniti è stato appunto riconfermato alla guida del paese per altri 4 anni Barack Obama, che in campagna elettorale aveva appoggiato il matrimonio per tutti. Nello stesso tempo, nel Maine, Maryland, Washington e Minnesota referendum popolari hanno approvato il matrimonio egualitario nel momento stesso in cui si decideva di riconfermare il presidente uscente. In Wisconsin è stata eletta Tammy Baldwin, prima senatrice Usa dichiaratamente lesbica che ha dichiarato: “Non mi sono candidata per entrare nella storia. Mi sono candidata per fare la differenza”.

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L’avanzata dei diritti in Europa

Ma non è stata solo la settimana di Obama. Nell’arco di poche ore di distanza l’una dall’altra sono piovute da diverse parti d’Europa tutte notizie che sembravano contagiarsi: un’ondata di apertura e inclusione, segnali forti e chiari dell’avanzata dei diritti e di una società che sa accogliere chi ne fa parte. In Spagna la Corte Costituzionale ha dichiarato costituzionale la legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso del 2005, voluta dall’allora presidente Zapatero e ora contestata (senza successo). Il governo francese ha approvato una proposta di legge sul matrimonio tra persone dello stesso sesso. La legalizzazione dei matrimoni gay era una delle promesse elettorali del presidente francese Francois Hollande. Secondo la  portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, il provvedimento  rappresenta «un progresso per l’intera società, non solo per pochi».  Il 65% dei francesi, afferma un sondaggio Ifop, sostiene i matrimoni omosessuali, ma la percentuale si riduce al 52% per l’adozione.

Ascoltando e osservando tutta questa ondata di progresso provenire da sopra le nostre teste, mi viene da pensare che il tempo dell’esclusione, del pregiudizio, della condanna sia finito. E’ finita l’ora in cui si stabilisce a priori e senza cognizione di causa chi si debba amare e chi no, chi debba godere di diritti e chi no. Chi sia giusto riconoscere e lasciare nell’anonimato. Quali amori difendere e quali proibire. Quali famiglie accettare e quali ignorare, quando non addirittura osteggiare. Quali figli è giusto crescere e quali lasciare nell’oblio, o peggio nell’odio. Quali madri e padri prendere ad esempio e quali da additare. E’ finito il tempo di dare giudizi sull’amore. Non possiamo più permetterci di parlare in nome dell’amore, chi siamo noi tutti per dire cosa è giusto e cosa è sbagliato? Ci lamentiamo che in questo mondo poche scelte vengono fatte per amore, e quando poi lo sono le ostacoliamo? L’amore non può essere sbagliato. Gli interessi, gli egoismi, il pregiudizio, il potere sfrenato, la frode, la disonestà, l’odio lo sono. Ma l’amore non ne è capace.

In Italia ancora nulla di fatto

Eppure, appena rimettiamo la testa dentro il nostro territorio, la situazione non è così incoraggiante come ai nostri confini. Nel momento stesso in cui Obama veniva rieletto promettendo rispetto e diritti per le famiglie omosessuali, nel momento in cui la Spagna rigettava la possibilità di tornare indietro, nel momento in cui la Francia dava il via a un riconoscimento importante per le famiglie omosessuali, qui in Italia succedeva l’opposto. La Commissione Giustizia della Camera ha bocciato il progetto di legge contro l’omofobia, un’estensione della Legge Mancino sui crimini d’odio ai crimini ispirati da omofobia e

transfobia. Ciò significa che in Italia non solo non riusciamo a dare riconoscimento ai figli che già esistono, vivono e crescono nel nostro paese, che già sono tessuto sociale, ma non riusciamo nemmeno ad avere una legge che dica che atti di violenza a sfondo omofobo non siano accettabili (e se pensate non ce ne sia bisogno leggete cosa è successo proprio pochi giorni fa a Firenze).

Sapete, dopo la sua rielezione, cosa ha tweettato Obama sul suo account ufficiale? Una bellissima foto di un abbraccio fra lui e la moglie Michelle. Ebbene, come forse saprete, questo tweet ha ricevuto trecentomila retweet in appena mezz’ora ed è diventato il messaggio più popolare nella storia del social network di Jack Dorsey.

Obama non ha scelto una foto di lui mentre esulta, mentre fa il suo primo discorso o mentre riceve l’abbraccio della folla. Ha scelto, per convinzione o scaltra strategia, una foto d’amore. Perché è l’amore che vince su tutto. Perché l’amore fa vincere. E lui lo ha capito. Spero lo capiremo presto anche noi.