Il passaggio alla cameretta

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È nato prima il bambino o la cameretta?

A meno che non abbiate traslocato nel post parto o l’abbiate costruita dopo, tra una poppata e un pannolino radioattivo, viene prima la cameretta. Che di solito, prima dell’arrivo di un figlio, attraversa diverse fasi e ricopre diverse identità: il ripostiglio, una stanza ibrida che contiene, tra le ceste di panni da stirare, anche una scrivania – ben mimetizzata – e un computer, la camera degli ospiti. Poi, solo dopo l’arrivo di lettino, fasciatoio e simili, viene promossa a Camera del Bambino.

Lo spostamento nella cameretta

Ma cosa si sa del suo vero e proprio utilizzo?
Qui ci sono un sacco di correnti di pensiero. Alcune mamme sostengono che il bambino debba prendere da subito la residenza notturna nella propria camera, altre mamme che fanno le terroriste part time e che infilano la parola SIDS (sindrome della morte in culla) tre volte nella stessa frase, sostengono, invece, che il bambino debba migrare dalla camera dei genitori alla cameretta, non prima dei sei mesi.
Intorno agli otto mesi comincia il classico periodo della paura del distacco ed è un disastro. Ma questa è un’altra storia.
C’è una specie di medioevo infantile, che dura circa dai dodici mesi ai tre anni, durante il quale, secondo la mia esperienza, è quasi impossibile far traslocare nella sua cameretta un bambino abituato a dormire nella stanza di mamma e papà. Perché in questo periodo i bambini capiscono solo la logica dell’affetto e delle coccole e non quella della praticità.
Dopo i tre anni, invece, comincia la fase respiro, durante la quale si può anche cominciare a instaurare un dialogo con il bambino  e fare leva sul tasto sei diventato grande.

Quindi credo che sia saggio abituare da subito il bambino a dormire nella sua camera, nel suo spazio. Questo forse gli creerà un precedente di indipendenza. Forse.

Tu cosa ne pensi? A che età hai inaugurato la cameretta con la presenza notturna del tuo bambino?