Procreazione assistita: perché all’estero?

26 marzo 2013- di

Molte pazienti che vogliono intraprendere il cammino della procreazione assistita, si domandano quando è meglio andare all’estero e quando no.

Procreazione-assistita

credits: Digo_Souza

Vediamolo insieme.
Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio Turismo Procreativo, il flusso della migrazione sanitaria per la procreazione assistita non accenna a diminuire. Ai pazienti che decidono di andare all’estero perché devono ricorrere a trattamenti non consentiti dalla legge italiana, si affiancano anche quelli che cercano trattamenti disponibili in Italia.
Vediamo quindi di fare un po’ di chiarezza.
Prima di tutto, in Italia oggi è possibile fare tutti i trattamenti, tranne l’eterologa. A seconda del centro a cui si rivolgono, i pazienti possono sottoporsi a tutte le tecniche di fecondazione omologa. E possono farlo con fiducia. Dal 2009, da quando cioè la sentenza della Corte Costituzionale ha eliminato molti dei vincoli sanciti dalla legge 40 del 2004, in media i centri hanno ottenuto risultati migliori: è aumentata la percentuale di successo e sono diminuiti i casi di gravidanze gemellari e trigemine. In particolare:

    • si possono fecondare più di tre ovociti, anche tutti quelli prodotti dalla donna se il medico lo considera utile per migliorare le possibilità di successo in quel caso; le società scientifiche italiane hanno steso linee di comportamento, identificando i casi in cui è richiesto l’utilizzo di un numero elevato di oociti.
      La legge 40, così come era stata promulgata nel 2004, imponeva il trasferimento di tutti (massimo 3) gli embrioni fecondati, escludendo quindi il congelamento. La sentenza del marzo 2009 elimina questa imposizione, garantendo di fatto la possibilità di congelare gli embrioni ottenuti. Non tutti i centri di PMA italiani, però, offrono questo servizio. Il decreto legislativo 16/2010 impone infatti ai centri che vogliono offrire questo servizio di uniformarsi a specifici standard di qualità, gli stessi delle biobanche che conservano il sangue e gli organi. Congelare gli embrioni in Italia quindi si può, basta rivolgersi a un centro certificato.
    • è il medico insieme alla donna a decidere quanti embrioni trasferire in utero: non più quindi tutti quelli fecondati, ma solo quelli che si ritengono in numero appropriato per avere le più alte probabilità di successo e cercare di evitare una gravidanza multipla;
    • si possono, anzi si devono, congelare gli embrioni prodotti e non trasferiti;
    • si può eseguire la diagnosi genetica pre-impianto, si può valutare cioè la presenza di mutazioni genetiche specifiche di cui i genitori sono portatori, come in realtà la legge 40 ha sempre previsto.

Eppure, nonostante l’offerta medica italiana sia oggi paragonabile a quella di altri paesi, molti pazienti infertili decidono di rivolgersi a centri esteri.
Premesso che all’estero esistono alcuni centri eccellenti, e che quindi un certo movimento di pazienti è “fisiologico” (esattamente come arrivano da noi che so, dagli Stati Uniti o da Israele), è però vero che molte coppie ritengono di poter scegliere il centro più adeguato basandosi semplicemente sulle informazioni riportate da altri. Il passaparola è un fattore molto importante in medicina, in particolare nel campo della procreazione assistita. Ma in questo caso è fondamentale che i pazienti sappiano orientarsi fra tutte le informazioni che possono ricevere: a volte a ingrossare le fila di recensioni positive c’è anche della pubblicità. Sono altri invece i parametri da considerare.

Di questo però, parleremo la prossima volta.