Fecondazione eterologa: le prime gravidanze in Italia

Dopo che la Legge 40 è stata rivista con la sentenza della Consulta che ha bocciato il divieto di utilizzare semi di donatori esterni alla coppia nella fecondazione assistita, alcune cliniche hanno iniziato a utilizzare la fecondazione eterologa.
In tutto sono quattro le cliniche che hanno avuto accesso a questa tecnica: tre a Roma e una a Milano.

fecondazione eterologa

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Cosa succede dopo le prime gravidanze italiane da fecondazione eterologa?

Filomena Gallo, segretaria dell’associazione Luca Coscioni e anche avvocato, ha comunicato pochi giorni fa l’arrivo del primo test di gravidanza positivo per una coppia romana che, grazie alla fecondazione eterologa, ha ottenuto una gravidanza.

Al contrario, a Milano, una storia non proprio positiva sempre intorno alla fecondazione eterologa: i carabinieri del Nas hanno effettuato dei controlli alla clinica Matris, dopo che il ginecologo Severino Antinori aveva annunciato una gravidanza ottenuta con fecondazione eterologa. Da un lato Antinori si difende dicendo di non aver fatto nulla che la Legge 40 non prevedesse dopo la sentenza della Corte, dall’altro il Ministero della Salute avrebbe smentito di aver ordinato l’indagine dei Nas nella clinica milanese che invece sarebbe stata decisa direttamente dal Comando dei Carabinieri informati da probabili irregolarità riguardanti alcuni trattamenti sanitari.

Insomma c’è ancora un po’ di confusione intorno alla sentenza della Consulta. L’Associazione Coscioni sottolinea la legittimità delle fecondazioni effettuate proprio in ottemperanza della decisione della Corte. Anche Filomena Gallo infatti, sostiene che l’assenza di linee guida sulla fecondazione eterologa, tanto attese ma non ancora diffuse dal Ministero della Salute, non porrebbe un problema di ordine giuridico. Anche una costituzionalista, Marilisa D’Amico, sottolinea che l’assenza o la presenza di linee guida linee guida, non rappresenti un ostacolo per l’accesso di qualsiasi cittadino alla fecondazione eterologa.

Possiamo ritenerci pertanto ormai, un paese libero di aumentare la densità della popolazione senza dover rinunciare alla maternità solo per dei cavilli burocratici?
Sarà solo il tempo a confermarlo.