I tagli alla maternità: quanto è giusto?

Sono appena passati i giorni per antonomasia simbolo della Natalità: e questo mi fa riflettere sulla ipocrisia di una nazione (l’Italia) che della donna-mamma ha fatto un simbolo inalienabile e poi però toglie sempre più risorse a chi i figli li vuole fare.

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Inutile ricordare che abbiamo un tasso di natalità bassissimo, che le adozioni nazionali sono diventate ahimè molto difficili, quelle internazionali costose (e in tempo di crisi ciò incide non poco) e rischiose (purtroppo molti Paesi non sono affidabili quando si adotta un bimbo, il caso del Congo insegna).

A fronte di ciò, sempre più donne, vuoi per l’età in cui decidono di fare un figlio, vuoi per problemi di sterilità (in aumento purtroppo), si rivolgono alla procreazione assistita.
Ma anche in questo caso lo Stato non aiuta. Anzi, pone sempre più restrizioni.  Infatti  in questo settore il Servizio Sanitario ha iniziato a fare i conti, cercando di abbattere i costi.

La regione FriuliVeneziaGiulia, per esempio, ha già approvato una delibera che prevede di non rimborsare più di tre cicli di fecondazione alle pazienti e la proposta è in discussione per essere estesa a tutta Italia. E ancora: nessun trattamento sopra i 42 anni.