La scelta del centro per la PMA

Come abbiamo visto nel precedente articolo, se si è costretti ad andare all’estero per poter avere un bimbo con la procreazione assistita  (e, ricordo, ora con tutte le modifiche fatte alla Legge 40, l’unica tecnica non ammissibile in Italia è l’eterologa), è particolarmente importante che la scelta del Centro per la PMA avvenga  con attenzione. Prima di tutto perché non tutte le legislazioni dei vari Paesi sono uguali, e alcune non tutelano sufficientemente la salute di mamma e nascituro, poi perché hanno caratteristiche molto diverse, ed è importante scegliere quella più adatta al vostro problema.

centro per la pma

credits: Alessandro Scarcella

Nella scelta del centro per la PMA, armatevi quindi di pazienza e, prima di tutto, leggete con attenzione le leggi dei vari Paesi. Evitate quelli in cui non sono obbligatori gli esami per le malattie infettive, particolarmente importanti invece per non rischiare di ritrovarvi gravide ma con una patologia in peggioramento.

La scelta del centro per la PMA: cosa prendere in considerazione

Centro per Centro, verificate i risultati ottenuti, tenendo presente che:

1.  i risultati devono essere riferiti a una specifica fascia di età: non ha molto senso affermare che si è ottenuto per esempio il 30% di gravidanze in modo assoluto, ma è più corretto specificare quante al di sotto dei 29 anni, tra i 30 e i 35, tra i 36 e i 39 e così via;
2. un centro serio dovrebbe sempre fornire i dati che riguardano gli aborti, le gravidanze trigemellari, quelle extrauterine, i nati con malformazioni (nella procreazione assistita le percentuali sono identiche a quelli concepiti “naturalmente”);
3. l’autorevolezza di un Centro per la PMA si misura anche dalla sua produzione scientifica: fare ricerca e pubblicare i propri risultati su importanti riviste mediche (come Fertility e Sterility, Human Reproduction, New England Journal of Medicine, RBM online) significa avere personale medico che non può perdere la propria reputazione di fronte alla Comunità scientifica Internazionale, dunque opererà in modo serio. Inoltre di solito chi fa ricerca è più informato e può prendersi meglio cura del paziente;
4. v
alutate l’impatto della lingua: se non sapete bene l’inglese, è meglio vi rivolgiate a strutture che prevedono personale medico o infermieristico che parli correttamente l’italiano. Le spiegazioni scientifiche possono essere a volte difficili da capire in una lingua di cui non abbiamo dimestichezza;
5. attenzione ai costi. Non è detto che chi ha costi alti sia sempre sinonimo di altrettanta qualità, ma spesso dietro a quelli bassi può nascondersi qualche manchevolezza. Verificate quindi sempre e prima di tutto le modalità con cui vengono scelti donatori e donatrici, e a quali esami vengono sottoposti prima della donazione. Oggi ad esempio non andrebbero più utilizzati gameti “freschi” ma solo quelli tenuti in quarantena congelandoli. Tutto questo viene fatto per ricontrollare gli esami dei donatori sei mesi dopo, lasciando passare quel tempo necessario perché una patologia infettiva, quale l’hiv ad esempio, possa manifestarsi clinicamente. Con il congelamento degli oociti e i risultati ottenuti con questa metodica anche le donne possono trarne vantaggio e non rischiare inutilmente.

A questo punto mi preme un commento: prima che la legge 40 la vietasse, l’eterologa in Italia era regolata in modo molto tutelante per le pazienti: i donatori (di sperma e oociti) non venivano pagati (spesso erano le stesse pazienti che, una volta avuto un figlio, donavano gli ovociti rimasti ad altre più sfortunate di loro) e venivano sottoposti ad esami rigidissimi, in modo da garantire la “qualità sanitaria” delle loro donazioni.
Con gli ultimi interventi della magistratura e della Corte Europea di Strasburgo l’Italia molto probabilmente dovrà ripermettere l’eterologa, eliminando così il fenomeno del “turismo procreativo”, che tanti disagi crea alle future  mamme in difficoltà.