L’ostetrica: ritorno alla gravidanza fisiologica

L’ostetrica fino a qualche decennio fa, era la figura professionale principale legata alla gravidanza.

ostetrica

credit: Jason Lander

Ogni donna incinta sapeva di dover passare molto tempo con la propria ostetrica: consigli, paure, pensieri. Lei diventava il confessore della futura mamma.
Era chiamata levatrice, quella figura di riferimento importante in ogni comunità: conosceva da vicino ogni famiglia e rappresentava una guida rispetto alla salute in generale, oltre che a quella procreativa, nell’intero arco della vita, la sua presenza veniva vissuta come quella di una professionista, ma anche di una guaritrice e di una confidente.
Man mano che la medicalizzazione ha preso il sopravvento crescendo in maniera proporzionale all’ansia delle donne incinte, bombardate da ogni parte da informazioni terroristiche, lo spazio concesso al ginecologo è aumentato in maniera esponenziale. Fino a sostituire quasi completamente (ahinoi) la figura dell’ostetrica anche in una normale gravidanza fisiologica senza alcun risvolto patologico.

Durante la mia seconda gravidanza avrei baciato il suolo calpestato da un’ostetrica che avesse acconsentito ad assistermi per il mio – tentato – VBAC (Vaginal Birth After Cesarean). Ma purtroppo la medicalizzazione della gravidanza, ha portato molte ostetriche che prima vivevano della loro libera professione, a dover ripiegare sul lavoro in ospedale e/o nei consultori familiari. Quando c’è.
In base alle leggi vigenti, l’ostetrica è la professionista che si occupa, in piena autonomia e responsabilità, del benessere fisico e psichico della donna- coppia- famiglia in tutto il suo percorso evolutivo ( nascita, infanzia, adolescenza, maturità, gravidanza, menopausa, terza età) nel contesto sociale in cui vive.
Pertanto sarebbe la figura più adatta ad assistere la donna in gravidanza.