Separazione: gestire le emergenze quotidiane

18 marzo 2013- di

credits: Valentina Santandrea

Come gestire una piccola emergenza quotidiana da sole, dopo la separazione?

All’inizio io piangevo. Piangevo per una lampadina fulminata, piangevo per l’auto in panne: una volta ho pianto (e chiamato il mio ex) perché non riuscivo a togliermi una lente a contatto.

Sono migliorata, ma devo dire che continuo a lasciar passare anni, prima di far riparare un elettrodomestico. Anni non è un eufemismo. Ho chiuso per sempre lo sportello della mia lavastoviglie due anni fa, quando ha cominciato a perdere dalla guarnizione mentre ero impegnata a barare a Trivial Pursuit con una coppia di amici (a proposito: se i vostri amici accoppiati vi snobbano perché siete single di ritorno, penso che dovreste puntare a frequentare persone che non vi identifichino come lo spauracchio di quello che temono succederà a loro. Le coppie solide continueranno a frequentarvi, come questi due del Trivial).

A differenza di amiche che ci tengono tantissimo a dimostrare di sapersela cavare da sole, io non ho mai avuto problemi nell’approfittare del machismo dilagante e nel farmi montare le catene da neve, la ruota di scorta o la tenda in campeggio dal primo “mio eroe” che passasse.

Ma nella maggior parte dei casi, devo affrontare le emergenze da sola.

L’altra sera Lucia lamentava un forte mal di pancia. Non sono particolarmente apprensiva, e utilizzo pochissimi farmaci. Però Lu si contorceva dal dolore. Ho provato a farla dormire con me, ma ho preallertato le altre due.  Ho detto loro che forse, se la situazione non migliorava, avrei dovuto portare Lucia al pronto soccorso.

Senza caricarle di responsabilità troppo grandi per loro, cerco di non nascondere neanche le cose spiacevoli, ma solo quando ho la soluzione pronta e sono in grado di rassicurarle. A volte la soluzione non ce l’ho e allora fingo bene, perché devono poter contare su di me, senza tuttavia pensare che sia tutto facile.

Se vivi da sola con tre bimbe, nella peggiore delle ipotesi che puoi immaginare, una notte tua figlia sta male e non trovi nessuno che venga a darti una mano. Io i programmi li faccio sempre pensando alla peggiore delle ipotesi che si può verificare.
Infatti è mezzanotte e Lu continua a contorcersi. Il papà delle bimbe sta ad almeno mezz’ora di auto e sapevo che aveva avuto un guasto il giorno prima.

Mio fratello vive a un paio di chilometri, ma non risponde: ha il sonno pesantissimo.
Chiamo mia madre, che abita a cinque km e non ha la macchina. Vesto Lu, lascio dormire le altre. Vado a prendere mia madre con Lucia dolente. È il momento giusto per perdere l’uso dei fari, evvai. Vado con gli abbaglianti, sperando di non incontrare nessuno. Prendo mia madre, la porto a casa, e porto Lucia al Pronto Soccorso. È già passata un’ora, da quando ho deciso di farla visitare.

Niente di male, comunque.

Anche le plurimamme non apprensive a volte scivolano e portano i figli al Pronto Soccorso, solo perché hanno mangiato troppo. La prossima volta almeno saprò che farmaco somministrare. Meglio così.