Si rientra al lavoro: nonni, asilo nido o tata?

22 gennaio 2013- di

Il periodo di maternità obbligatoria dopo il parto normalmente dura 3 o 4 mesi (a seconda che si sia scelta la maternità flessibile o meno), nel mio caso è durata 5 mesi perché Tobia è nato nel primo giorno di maternità, tuttavia prima o poi, anche usufruendo della successiva maternità facoltativa, arriva il periodo in cui la mamma è costretta a rientrare al lavoro e a questo punto che si fa?

credits: Claudia Porta

Sempre meno disponibili a causa dello slittamento continuo dell’età pensionabile e della necessità di occuparsi sempre più spesso di genitori molto anziani, ci sono i nonni. I nonni sono la soluzione più economica e certamente con i nonni si può stare tranquilli: se siamo diventati adulti noi.. vuol dire che hanno fatto un discreto lavoro! Il mio parere però è che ci possa essere un giusto equilibrio tra asilo e nonni, per esempio utilizzando il part time al nido: sia per abituare i nostri bambini a stare con altri bambini e con persone fuori dal contesto famigliare, sia perché i nonni hanno anche il diritto di avere degli interessi e delle attività che non siano solo quelle di accudimento.

Il nido, appunto. La situazione è parecchio variabile a seconda delle zone d’Italia: si passa da posti in cui questo tipo di servizi sono molto presenti, vicino a quell’obbiettivo stabilito dal Consiglio europeo di Lisbona nel 2000, ossia il 30%, a luoghi in cui siamo molto lontani da questa disponibilità di strutture pubbliche o convenzionate.

Dall’Emilia Romagna con il 29,4%, l’Umbria (27,6%) e la Valle d’Aosta (27,1%) a Puglia (4,6%), Campania (2,7%) e Calabria con il 2,4% (dati del report ISTAT 2012).

In tutta Italia c’è anche un altro 5% di bambini che frequentano servizi privati. Frequentare servizi privati però può essere estremamente costoso: nella zona in cui vivo io il nido comunale ha una retta differenziata in base al reddito con un massimo di circa 500 euro per la retta piena, i posti nido privati invece hanno rette che oscillano tra i 500 e gli 800 euro al mese. Anche rispetto a questo ci sono davvero tante differenze per le diverse zone d’Italia.

A questo punto le mamme e i papà dovranno decidere se conviene rientrare al lavoro pagando queste rette oppure rinunciare al 70% del proprio stipendio e usufruire del periodo di maternità (o paternità) facoltativa.