Intervista a Hervé Tullet

55 anni, una grande mente creativa e una missione: quella di stimolare la creatività che nei nostri bambini è spesso messa a tacere dalla tecnologia. Stiamo parlando di Hervé Tullet, il re dei libri prescolari.
Claudia Porta lo ha intervistato per noi.

 

Hervé Tullet, Lei fa un mestiere meraviglioso. È il mestiere che sognava di fare da bambino?
No, quando ero bambino non sapevo nemmeno che esistesse.

Che cosa sognava di fare da grande?

Nulla di particolare. Non sognavo.

Da un creativo come Lei ci si aspetterebbe un carattere da sognatore.

Non ero un sognatore. Semplicemente mi annoiavo.

La noia è quindi la chiave della sua creatività?

Penso proprio di sì.

Secondo Lei, la creatività è innata o si può imparare?

Non credo sia innata. Personalmente, non credo di avere alcun talento.

Se non è innata, significa che è alla portata di tutti…

Assolutamente.

Come è iniziata la Sua carriera di illustratore? 

Dopo gli studi ho iniziato a lavorare come direttore artistico in un’agenzia di pubblicità. Quando ho saputo che sarei diventato padre, mi sono reso conto che quello non era il mio mondo. Ho deciso che volevo diventare illustratore.

Dove trova l’ispirazione?

Ovunque. Mi interesso all’arte, osservo ciò che mi circonda, leggo libri.

Qual è il suo libro preferito?

Piccolo blu e piccolo giallo di Leo Lionni. Un libro assolutamente geniale. Un punto di riferimento per me.

Qual è invece, tra quelli che ha scritto e illustrato, il libro che più Le è caro?

Io sono Blop. Ho trovato in quel libro molto più di quello che credevo di averci messo dentro. Ho imparato dal mio stesso libro.

Lavora spesso con i bambini in ogni angolo del mondo. Ha notato che con loro non esiste la barriera della lingua?

Comunichiamo con un linguaggio diverso da quello parlato. Il linguaggio degli occhi. La mia prossima sfida è riuscire a lavorare con bambini ipovedenti. Dovrò trovare un modo di espressione ancora diverso.

Quali consigli darebbe ad un bambino che sogna di diventare illustratore?

Gli direi quello che è il mio motto: se non cerchi, non trovi. La ricerca richiede tempo, pazienza e anche momenti di sconforto. I momenti di noia sono fondamentali perché possa germogliare il seme della creatività.