VBAC ovvero vaginal birth after cesarean

07 febbraio 2013- di

Ne avevo sentito parlare, non sapevo che si chiamasse VBAC; io lo chiamavo parto naturale dopo il (mio) taglio cesareo. Ma sapevo che ottenerlo non sarebbe stato poi così semplice.

VBAC

credits: Victor

La gravidanza medicalizzata

Quando si è in gravidanza, è difficile sfuggire all’eccesso di medicalizzazione al quale siamo ormai abituati. Un po’ per la cultura allarmista e sensazionalista legata al nostro sistema sanitario, un po’ per l’essere apparentemente “un paese all’avanguardia” (virgolettato volutamente), ma anche per la poca informazione che gira intorno ad argomenti pecuniariamente sconventienti come il parto naturale e la gravidanza vissuta in maniera fisiologica.

Entrambi sono due eventi (appunto) fisiologici per cui la natura ha progettato il nostro corpo anche in funzione di essi. Ad esempio i cuccioli di uomo sono tra i pochi (o unici) mammiferi a nascere e non essere già autosufficienti. Questo perché se rimanessero nella pancia fino al momento in cui sapessero muoversi e procurarsi il cibo da soli, non avrebbero modo di uscire – in maniera naturale. Per questo si parla di endogestazione (nove mesi di vita uterina) ed esogestazione (nove mesi di vita extrauterina in cui la gestazione volge al termine). Ma sto andando fuori tema.

Dicevo che questo medicalizzare la gravidanza mi è sempre sembrato un atto che denaturalizzava tutto. Ok i controlli previsti, ci mancherebbe; ma trasformare una donna incinta in una donna affetta da una patologia che va tenuta sotto controllo, mi sembra un po’ un’esagerazione.
Durante le mie esperienze ho cercato di limitare il più possibile le invasioni e ci sono riuscita fino al primo parto che è stato un taglio cesareo senza motivazione. O forse il motivo era legato alla mia inesperienza e alla mancanza di informazioni obiettive che mi avrebbero consentito di scegliere in maniera consapevole.