Conciliazione. Vita vita, lavoro lavoro

02 febbraio 2013- di
lavoro

credits: Enfad

Lavorare o no: non dovremmo neanche chiedercelo

In un momento critico come questo, in cui il ruolo economico e professionale delle donne diventa – forse – finalmente oggetto di degna attenzione, vale la pena interrogarsi su qualche parolina che ormai, logorata dall’uso comune, tendiamo a dare troppo per scontata.

Un passo indietro. Mi ha colpito molto questo dato:

In tutte le economie che crescono stabilmente le donne che lavorano sono tante. Tra il 2000 e il 2010 il PIL dei paesi nordici è cresciuto a tassi tripli-quadrupli rispetto a quello italiano, in Francia e Germania a ritmi doppi. In questi paesi, il tasso di occupazione femminile si pone tra i 27 e i 15 punti percentuali sopra il nostro.

Non solo. In tutte le economie che crescono stabilmente le donne che lavorano dedicano al lavoro un tempo quasi pari a quello degli uomini. In Svezia e Norvegia intorno all’80%, il 74% in Francia, il 66% in Germania e Regno Unito. In Italia siamo al 55%.

(fonte: Roberta Marracino, Mc Kinsey)

Dunque sarebbe meglio, per il bene di tutti, che quante più donne possibile lavorassero il più possibile. Ogni donna che -per scelta o per forza -resta a casa, è valore che si spreca. Ed è anche indipendenza personale che si perde (certo: il PIL come misura del valore è ormai completamente in crisi, e dovrebbe includere molte altre forme di produzione, ma questo è un discorso molto più ampio).

 

Quello che vogliamo davvero

Ma allora cosa vuol dire questa conciliazione? Siamo proprio sicuri che una donna debba combinare tutti i suoi ruoli? Significa forse che ogni giorno deve avere il tempo di lasciare il bambino all’asilo, riprenderlo il pomeriggio, portarlo in piscina, rimanere in casa quando il piccolo è malato, correre via dalla riunione quando da scuola la chiamano perché lui ha preso la porta di un’aula in fronte, si è coperto di pustole rosse, o ha lanciato con altri due soci una start up di successo nel settore dell’allevamento intensivo (di pidocchi)?
Se tutto questo ruota sempre e solo intorno a una donna, io per lei ci vedo una fregatura, non una conciliazione. Il mio concetto di conciliazione è molto più vicino a quello della condivisione, della negoziazione, della delega, e implica che il tempo del quotidiano, nel delirio degli incastri come nel sacrosanto desiderio di qualche ora piacevole in famiglia, si divida a metà con l’altro sesso.